Neoliberismo e tasse

Il miglior argomento che viene mosso per negare che viviamo in un’epoca neoliberista, sono le tasse. Più correttamente, le imposte. Secondo questo ragionamento, non viviamo in un’epoca amichevole per il mercato, semplicemente perché le “tasse” sono troppe e troppo alte, e le tasse – si sa – finanziano la spesa pubblica. Dunque, in realtà viviamo (ancora) in un’epoca statalista.

Spesa pubblica e tasse

Da qui il ragionamento apparentemente coerente: se abbattessimo spesa pubblica, le tasse diminuirebbero. Dunque, deregolamentazione, abbattimento dei diritti sociali (sanità e istruzione), Stato minimo, et voilà! Finalmente un paese realmente liberista, dove il motore pulsante dell’economia è il profitto, libero finalmente da lacci e lacciuoli statalisti.

La realtà è però un pochino diversa. Chi lo ha detto che diminuendo la spesa pubblica, poi diminuiscano le tasse? Non è un meccanismo automatico. Nei fatti, il nostro paese ha avviato e concluso parecchie privatizzazioni che assorbivano spesa pubblica, introducendo persino il pareggio di bilancio in Costituzione, eppure mai come negli ultimi vent’anni, la pressione fiscale è stata alta e i redditi così bassi.

Non solo. La realtà dei conti statali non è come viene solitamente dipinta: come in rosso perenne. Se andiamo a vedere i dati reali, l’Italia è in avanzo primario da vent’anni. Da vent’anni cioè, lo Stato incassa più di quanto spende, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico.

Il vero problema

Ecco dunque qual è il vero problema italiano: il debito pubblico che genera interessi su interessi, in un contesto nel quale il nostro paese è stato privato della propria sovranità monetaria ed economica. Non avendo infatti più una Banca Centrale che tiene sotto controllo i tassi, al fine di impedire che le grandi banche d’affari internazionali e agli speculatori destabilizzino (politicamente ed economicamente) per i loro interessi il nostro paese attraverso la speculazione sul debito,  l’Italia si trova in una posizione di estrema debolezza che rende vana persino la democrazia.

Neoliberismo e tasse dunque non sono poi così agli antipodi. Nel momento in cui uno Stato è privato della propria sovranità economica e monetaria e nel momento in cui deve essere gestito con logiche aziendali ed esistono regole (europee) che cercano di realizzare queste logiche attraverso un certo rapporto PIL/Debito e PIL/Spesa, questo è costretto ad aumentare le tasse per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il rigorismo neoliberista

Questa è la logica del cosiddetto rigorismo neoliberista, che però, a lungo andare, deprime e logora l’economia, scaraventandola in una fase recessiva e di stagnazione pericolosa, che genera depressione del PIL, crollo dei redditi e un aumento esponenziale della disoccupazione. Ed è questa la nostra situazione oggi. Il ruolo dello Stato nell’economia (Costituzione docet) è fondamentale, benché – chiaramente – non deve essere predominante (socialismo), ma tendente a garantire un certo equilibrio tra sviluppo, libertà d’impresa, lavoro ed equità sociale. Ma perché ciò accada, è necessario avere piena sovranità sulle politiche economiche e monetarie del paese.

Dunque, quando si afferma che le tasse sono alte a causa della spesa pubblica, si dice qualcosa di inesatto. Le tasse sono alte perché dobbiamo pagare gli interessi sul debito pubblico, che aumenta ogni giorno di più a causa della speculazione operata dalle grandi banche d’affari globalizzate e neoliberiste per condizionare l’economia e la politica italiana, loro ostaggio direttamente o per mezzo dell’Unione Europea. Le tasse, in altre parole, sono alte perché dobbiamo perseguire e realizzare obiettivi neoliberisti: rispettare il pareggio di bilancio ed evitare di fare spesa a deficit.

Le ragioni

Naturalmente dietro questa logica c’è una lucida strategia. Impoverire. Meno spesa sociale, più povertà, meno servizi. Maggiore richiesta degli stessi ai privati, e dunque opportunità di profitto per le grandi corporazioni. Salari bassi, politica prona agli interessi dei grandi gruppi finanziari, nichilismo sociale, perdita dei valori e dei punti di riferimento fondamentali (la famiglia), consumismo spicciolo, individualismo estremo e mortificazione della piccola e media impresa. Guardatevi intorno, e poi ditemi se tutto questo non sta già accadendo…

  Commenta
E' stato un post interessante?0No0