Matteo Salvini, il leader della nuova destra sovranista e identitaria?

pontida-2018Ieri a Pontida, i leghisti  vecchi e nuovi hanno vissuto una fase storica della storia della Lega. Una fase che celebra definitivamente il trapasso della Lega secessionista, neoliberista ed evocativa della Padania nordista (amen!), e la nascita della Lega nazionale, e dunque di un partito non dei padani (concetto antropologico inesistente), ma degli italiani; un partito che guarda tanto al nord quanto al sud. Del resto, se negli stand erano presenti quasi tutte le regioni italiane, sul palco campeggiava una scritta significativa: “prima gli italiani“; una scritta che – vorrei ricordare – non ha nulla di razzista, perché è più che legittimo che un partito che viene votato dagli italiani, deve prima di tutto fare gli interessi degli italiani; quegli interessi che altri partiti e altri Governi purtroppo hanno dimenticato.

Quel prima gli italiani dunque non vuole essere discriminatorio nei confronti di chi italiano non è; la frase ricomprende logicamente tutti gli immigrati stranieri regolari che vivono, lavorano e contribuiscono al benessere del paese che li ospita, e che dunque sono perfettamente integrati e rispettosi della terra che hanno scelto come loro patria adottiva. Ecco, è questo il senso della locuzione che campeggiava sul palco di Pontida e che troviamo nei manifesti della Lega. Quella frase rappresenta semmai un attacco feroce a tutte quelle politiche che fino a ieri hanno favorito interessi stranieri in patria; interessi perseguiti a detrimento dell’interesse nazionale, e dunque dell’interesse di tutti gli italiani. Attribuire alla frase della Lega un significato razzista o xenofobo, è solo becera strumentalizzazione politica.

La verità è che Matteo Salvini ha compiuto non un piccolo, ma un grande miracolo: ha fondato una nuova destra, populista, costituzionale, sociale, sovranista e identitaria, partendo dal movimento meno nazionale e meno patriottico che esista o esisteva, e portandola a sfiorare – oggi – il 30% dei consensi; vette che nemmeno l’Alleanza Nazionale dei tempi migliori ha mai sfiorato, complice forse l’ingombranza berlusconiana e il pregiudizio ideologico nei confronti dei post-missini.

La domanda è: saprà Matteo Salvini capitalizzare e stabilizzare il consenso e rendere la Lega nazionale un punto di riferimento politico definitivo per tutti i patrioti italiani? Non è una domanda peregrina e retorica: nella Lega esistono ancora forze che vorrebbero riportare le lancette dell’orologio ai tempi di Bossi e della Lega padana. Ed esiste, parimenti, una certa diffidenza negli ambienti della vecchia destra missina, in crisi di consenso (negli ultimi sondaggi, per fare un esempio, FdI è data al 2%). Dunque è chiaro che Salvini ha ancora parecchio lavoro da fare dentro il suo partito, così come ha molto da fare per attrarre a sé quel mondo della destra sociale e intellettuale che ancora guarda con sospetto un partito che fino al pochi anni prima sognava la nascita della Padania.

Personalmente mi sentirei di suggerirgli di fare nel prossimo futuro un passo tanto piccolo quanto di alto valore simbolico: inserire la fascia tricolore nel simbolo della nuova Lega. Le foto che ho visto di Pontida 2018 mostrano infatti tantissime bandiere, molte regionali e locali, ma erano davvero poche quelle tricolori, e cioè quelle che rappresentano la nazione italiana. Eppure un partito che legittimamente aspira a mettere al primo posto gli italiani, e dunque l’Italia deve… anzi ha l’obbligo politico di onorare il tricolore nei propri raduni e nelle proprie manifestazioni. Mi auguro che Matteo segua questo consiglio. Anche dai piccoli gesti simbolici, possono nascere grandi cose!

© Foto di Rosi Serra. Pontida 2018. Diritti riservati

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