Marcia di Milano. L’immigrazione e l’odioso tifo per cancellare le frontiere

italia-immigrazione-marcia-milanoL’Italia risulta essere l’unico paese al mondo dove si tifa per abbattere le frontiere nazionali e si tifa per annientare e dissolvere gli italiani in una massa indistinta di gruppi etnici senza patria e con una identità atomizzata. E il bello è che a tifare per l’immigrazione senza regole e per i confini di cartapesta, non ci sono solo le ONG, qualche onlus politicamente ideologicizzata o i centri sociali, ma ci sono coloro che in un certo senso dovrebbero rappresentare gli interessi degli italiani e i loro problemi. Il che è davvero umiliante e sconfortante per quel cittadino piegato dalla crisi e da un’emorragia di valori senza precedenti.

La marcia di Milano, al di là dei proclami, veicola – a mio avviso – una incomprensibile “giustificazione” pseudo-umanitaria dell’immigrazione illegale, della violazione costante dei confini nazionali, e quasi un invito, a chi in Italia non è ancora giunto, di giungervi con qualsiasi mezzo, senza alcun timore, perché tanto ci sarà sempre chi – l’italiano – pagherà per tutti, nonostante costui, ogni giorno affondi sempre di più nella melma di una politica che produce solo norme ideologiche, vessazioni fiscali, e imposizioni che minano le sue libertà individuali e collettive.

Purtroppo, e me ne dolgo, hanno ragione coloro che affermano che queste iniziative in realtà aumentino i sentimenti di razzismo. E come non potrebbe essere altrimenti? Per quanto il razzismo non sia mai giustificabile, come dovrebbe reagire un italiano stanco, piegato dalla crisi, disoccupato e privo di sostanze economiche, davanti a una politica che sembra interessata a ridurre il suo spazio vitale e la sua sicurezza? E’ difficile immaginare sentimenti di accoglienza quando il fenomeno che egli è costretto a subire (perché è di questo che si tratta: di una costrizione) non è limitato nei numeri, non è spontaneo e non è filtrato. Quando, in altre parole, è un fenomeno che ha la sua precisa genesi in un progetto più ampio di dissoluzione e disgregazione dell’identità nazionale, di abbattimento del costo del lavoro, di erosione dei diritti sociali, e di un generale impoverimento che permetta una più celere ed efficace deregolamentazione dell’economia nazionale in senso neoliberista e di una correlata cessazione della sovranità a entità sovranazionali.

E’ chiaro che questa marcia non mi rappresenta e credo non rifletta i sentimenti della maggioranza degli italiani, e non perché gli italiani siano contro l’immigrazione tout court. Quanto perché gli italiani, anch’essi popolo di migranti, sono consapevoli che l’immigrazione illegale non è sana e non è sostenibile; soprattutto non è moralmente ed eticamente accettabile, in quanto è alimentata da un vergognoso traffico di esseri umani. Ed è di questo che dovrebbe occuparsi la politica: di fermare con ogni mezzo questo fenomeno, che ogni giorno si fa sempre meno sostenibile, ponendo le sinistre basi dei futuri scontri etnici nella nostra già martoriata patria. Altro che marciare!