L’Italia e il vizio di stare sempre dalla parte sbagliata: quella tedesca

merkel-italia-tedesca-germaniaIl lupo perde il pelo ma non il vizio. Questo è il noto detto che viene sbattuto in faccia a chi (ri)cade nel proprio vizio. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum, è il proverbio che più o meno fotografa la situazione di colui che sbaglia e che non trae alcuna lezione dai propri errori. Questa è la triste condizione del nostro paese, che nonostante la dura lezione della seconda guerra mondiale, insiste nel proprio vizio e nel proprio errore: quello di stare dalla parte sbagliata.

Se negli anni del conflitto mondiale fu un’infausta alleanza militare con la Germania hitleriana, che comportò le conseguenze che conosciamo tutti, oggi è l’altrettanta infausta “alleanza” con la Germania della Merkel, orientata alla dominazione economica e politica sul vecchio continente. Un’alleanza che in realtà non è alla pari e che certifica semmai la nostra condizione di vassalli e di provincia imperiale, sfruttata e colonizzata. 

La Germania di oggi non è la Germania di Hitler, ovviamente. Ma è chiaro che ci sono due modi di conquistare un continente: con le armi e la distruzione, e con un piano economico scientificamente studiato a tavolino. La Germania della Merkel ha scelto la seconda opzione e i risultati pian piano iniziano a vedersi. L’introduzione dell’euro, di cui abbiamo (scelleratamente) fatto subito parte, senza neanche porci il problema delle conseguenze economiche e politiche, ha infatti avvantaggiato l’economia tedesca, che ha potuto così creare a spese e danno nostro e degli altri paesi UE (i cosiddetti PIIGS), un enorme surplus commerciale con l’estero. Come ebbi già modo di scrivere, i tedeschi, forti dell’euro, importano pochissimo ed esportano una quantità enorme di prodotti sia in Europa e sia nel resto del mondo, e in particolar modo negli USA. Questa strategia unita alle assurde regole europee sui bilanci (volute guarda caso dalla Germania), ha demolito il nostro export, decretando il fallimento della nostra piccola e media impresa.

Le conseguenze economiche di questa vile strategia, in realtà, le conosciamo tutti, ma pochi riescono ad afferrarne le enormi conseguenze politiche, che invero però sono sotto gli occhi di chiunque abbia un po’ di sale in zucca: dominazione della Germania sull’Europa, atteggiamento succube dei paesi del Mediterraneo, compreso il nostro, che obbediscono ciecamente alle decisioni della Merkel, eletta non per fare gli interessi dell’Europa, ma dei tedeschi.

Quanto si è visto al G7 prova questa lettura. Ancora una volta, come settant’anni fa, abbiamo un’Europa succube della Germania, alla quale, oggi, si contrappongono gli USA di Trump e la Gran Bretagna della May da una parte, e la Russia di Putin dall’altra. Non si parla più di guerra militare (anche se in realtà, più volte, in quest’ultimo anno ci siamo andati vicini), ma di guerra economica, dichiarata ufficialmente al globalismo, ma ufficiosamente allo strapotere e alla strafottenza della Germania. E noi, dimostrando per l’ennesima volta di non aver imparato nulla dai nostri precedenti errori, ci troviamo a stare dalla parte sbagliata della barricata: quella tedesca, appunto.

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