L’inganno della propaganda sui costi della politica. Ecco perché

parlamento-italiano-sinistra-riformeChi non sarebbe d’accordo nel tagliare i costi della politica? Chi non vorrebbe vedere abbattuti i vitalizi dei parlamentari? Mi pare un po’ tutti. Del resto, questo è il fascino della demagogia: tagliare le remunerazioni della kasta, abbattere quelli che vengono percepiti come degli ingiusti privilegi. 

Ma è chiaro che abbattere certi privilegi, gli stipendi stratosferici, che spesso non sono giustificati dalla “produttività” che – in un’ottica puramente mercantilista – si pretende dai politici, ha un costo che pochi – davvero pochi – prendono in considerazione, tanto sono convinti che chi ci guadagna dalle sforbiciate, siano i cittadini, mentre chi ci perde sia la cosiddetta casta. E quel costo è maggiore e più pericoloso di uno stipendio spropositato, e consiste nel pregiudizio che simili politiche demagogiche potrebbero arrecare ai processi democratici.

Perché, vi chiederete. Beh… è molto semplice quanto banale. La risposta può essere trovata in un’altra domanda: perché a un politico, a un magistrato e ai vertici della diplomazia e delle forze armate, e in generale ai funzionari e ai direttori ministeriali, così come ai ruoli apicali degli enti pubblici, si riconoscono stipendi da nababbi? Facile pensare: “perché sono la casta e la casta vive sulle spalle dei cittadini“.

Vero a metà. E’ vero che questa è la casta, ma è anche vero che le remunerazioni di un certo livello, spesso slegate dalla produttività, sono invero legate alla responsabilità e ai compiti (delicati) di cui quelle persone sono investite. Nel caso dei politici, per esempio (ma il discorso vale un po’ per tutti), gli stipendi e i vitalizi rispondono a un principio costituzionale chiaro e incontestabile: la libertà e l’indipendenza del parlamentare. Essi dunque rispecchiano la garanzia che quel ruolo che costoro ricoprono non possa essere facilmente (dico facilmente, perché è chiaro che è sempre possibile, come esperienza ci insegna) corrotto e comprato dai poteri forti, dalle lobby e dunque da chi ha la capacità finanziaria di condizionare i processi democratici a proprio favore.

D’altra parte, è altrettanto demagogico – ed è persino falso – propugnare l’idea che tagliuzzare qua e là i soldi pubblici dati alla “casta” possa rappresentare un toccasana per i nostri conti pubblici. I costi della politica, rispetto al fabbisogno dello Stato apparato e dello Stato-comunità, sono una goccia nel mare; la loro diminuzione, per quanto sensibile agli occhi dell’opinione pubblica, non inciderebbe, se non marginalmente (e forse nemmeno marginalmente), sui costi complessivi della burocrazia.

La verità è che la propaganda sui costi della politica è più che altro utile per un’altra ragione: e cioè – appunto – la propaganda. In un contesto di profonda crisi economica, l’idea stessa di promuovere il taglio dei costi della politica come panacea dei mali endemici dell’economia italiana, fa presa sui cittadini, grazie soprattutto alla disinformazione, che omette (altrimenti non sarebbe cattiva informazione) quali siano le vere ragioni che piegano e piagano la nostra economia: assenza di sovranità economica e monetaria, l’euro, l’adesione all’Unione Europea e il progressivo trasferimento dei centri decisionali sui nostri destini là dove i processi democratici costituzionali (e dunque il nostro voto) non possano arrivare. 

Parlare di “caste”, “tagli dei costi della politica” e via dicendo, in altre parole, è un’arma di distrazione di massa ed è democraticamente deleterio, in parte perché attuare le agognare sforbiciate sugli stipendi dei parlamentari significa mettere la politica sotto scacco da parte dei poteri forti (del resto, il parlamentare “straccione” non ha nulla da perdere e molto da guadagnare nel portare avanti istanze e battaglie di una qualche lobby “riconoscente”), e dall’altra, perché disincentiva la partecipazione dei ceti medio-bassi all’attivismo politico, perché questo attivismo ha un costo che, davanti a una riduzione sostanziale dei finanziamenti e delle retribuzioni politiche, solo i ricchi potrebbero sostenere direttamente o indirettamente per mezzo dei loro figliocci (e qui torniamo non tanto al parlamentare “straccione”, quanto a quello “teleguidato”), con buona pace per la democrazia e per la nostra Costituzione.

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