L’honestismo che ci fa perdere gli obiettivi primari

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Se non fosse triste, sarebbe persino divertente leggere e sentire i grillini che parlano di abbassare gli stipendi alti, di abrogare la legge sui vitalizi fino a voler approvare (come in effetti è accaduto) una legge che spazzi via i corrotti, allungando all’infinito persino i termini prescrizionali (qui). In questi propositi emerge, in tutta la sua magnificenza, l’honestismo, che non è (né mai potrebbe essere) principio di onestà, ma è semplice propaganda politica.

La verità è che rimango meravigliato che ci sia davvero chi crede all’honestismo taumaturgico. Soprattutto perché il grillismo è stato bravo, anzi bravissimo a nascondere la luna dietro il dito. Perché, se è pur vero che a pochi piacciono i privilegi ingiustificati, l’onestà non è solo il non rubare, ma è anche il capire che se esistono certi privilegi nell’ambito politico, è perché quei privilegi sono utili alla collettività, altrimenti i nostri costituenti non li avrebbero previsti. Così, se un parlamentare prende un pacco di soldi, forse è perché lo si vuole dissuadere dall’essere tentato di accettare compromessi con chi, dall’alto del suo potere economico, tenta di blandirlo per ottenere indebiti vantaggi. Se il Parlamento vota sull’autorizzazione a procedere, forse è perché quel tipo strano che corrisponde al nome di Montesquieu aveva capito che se un potere veniva sottoposto all’altro alla fine nasceva una dittatura.

Peraltro è davvero curioso che quando si parla di privilegi, i grillini rimangano quasi silenti o comunque indifferenti circa la sostanziale irresponsabilità (civile) dei magistrati e sui loro stipendi altissimi. Sicché, abbiamo due tipi di prospettive: se è il politico che prende molto e ha delle immunità, abbiamo un privilegio iniquo da cancellare; se invece è il magistrato, in quel caso è giusto che sia così. Una visione che può definirsi confusa, nel senso che confonde la giustizia con la moralità ed esclude che un giudice possa essere fallibile e moralmente debole.

Ma la questione è però un’altra. Ammesso esistano problemi di privilegi, di impunità e di stipendi troppo alti (sic!), è chiaro che tutto ciò è niente rispetto ai veri problemi, profondi e strutturali, del nostro paese. Problemi che più volte abbiamo identificato nella desovranizzazione, in un sistema economico (l’ordoliberismo tedesco) incompatibile con la nostra società e la nostra Costituzione, e con una carenza di democrazia che non viene più soddisfatta da e nel processo elettorale, e che anzi viene frustrata proprio dal giustizialismo che oggi corrode le istituzioni repubblicane.

Di tutto ciò i grillini sanno poco o nulla, ritenendo che i mali italiani si annidino nella corruzione e nei privilegi dei politici. E questo impedisce che le energie elettorali si concentrino efficacemente sul vero rinnovamento, realizzabile solo in chiave di ripristino della legalità costituzionale, presupposto essenziale per la crescita e per lo sviluppo economico. Soprattutto per la libertà, l’indipendenza del nostro paese e il lavoro.

L’honestismo potrà pure pagare in termini elettorali (visti gli ultimi sondaggi, non so fino a che punto), ma è del tutto inutile rispetto agli obiettivi primari che ho appena evidenziato. Anzi, per certi versi, l’honestismo ossessivo e pervadente, rappresenta un ostacolo che fa parecchio comodo alle élite del capitale finanziario, felice che il consenso elettorale si concentri sui dettagli e ignori il disegno generale.

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