L’economia sociale di mercato della UE non è socialismo

Spesso si confonde l’economia sociale di mercato e il socialismo. E’ una confusione determinata dall’utilizzo di sociale che evoca effettivamente una certa sensibilità per il sociale. Ma chiaramente così non è. Economia sociale di mercato e socialismo non sono sinonimi. Anzi, sono praticamente l’uno opposto dell’altro.

L’economia sociale di mercato

L’economia sociale di mercato – altrimenti noto come ordoliberalismo – non ha nulla a che vedere con l’idea di economia pianificata o economia mista (e cioè basata in parte sul libero mercato e in parte sulla pianificazione economica). Infatti, l’economia ordoliberale – quella adottata dall’Unione Europea – si basa esclusivamente sul libero mercato e non tollera assolutamente le ingerenze dell’azione statale, o per meglio dire le alterazioni che l’azione statale potrebbe creare nel libero mercato. Ecco perché l’economia sociale di mercato in realtà è una variante del liberismo e appartiene alla corrente neoliberista.

Dunque qual è la sua esatta caratteristica e qual è il ruolo dello Stato? 

La risposta è semplice. L’economia sociale di mercato ritiene che il libero mercato sia fondamentale in una società, ma altrettanto ritiene – rispetto al liberismo tradizionale – che il libero mercato non sia un fenomeno naturale e dunque necessiti di regole che garantiscano la perfetta concorrenza tra gli operatori economici e la stabilità finanziaria. In questa direzione deve essere letto l’intervento statale: non già come operatore del mercato che corregge gli squilibri per perseguire le finalità di giustizia ed equità sociale, ma quella di regolatore delle dinamiche economiche, affinché gli operatori economici privati concorrano paritariamente e attraverso questa parità rendano il mercato e la società più equa. Lo Stato, dunque, non interviene in economia, non pianifica, non esercita l’attività d’impresa direttamente e non s’intromette nelle relazioni economiche. Regola solo l’accesso.

E anzi di più. Lo Stato, proprio perché non deve intromettersi nelle dinamiche economiche, ma deve solo regolare l’accesso ai mercati, deve recuperare le risorse finanziarie per il suo funzionamento come un qualsiasi privato. Dunque non deve fare debito (o almeno deve tenerlo sotto controllo). Non deve fare disavanzo e deve perciò perseguire il pareggio di bilancio; e – non per ultimo – deve avere una banca centrale autonoma che non sia lender of last resort, e cioè prestatore di ultima istanza del debito pubblico invenduto.

L’economia socialista e mista

A differenza dell’economia sociale di mercato, l’economia socialista e mista contemplano – seppure in modo differente – l’interventismo statale nel mercato. Se però, appunto, nell’economia socialista non è concepito il libero mercato, sicché tutti i mezzi di produzione appartengono allo Stato (collettivizzazione), nell’economia mista, il libero mercato è contemplato e concorre con il pubblico nelle dinamiche economiche. Lo Stato, in quest’ultimo caso, interviene in economia non solo per regolare l’accesso al libero mercato, ma anche per correggerne le storture macroeconomiche, definendo le attività e le azioni di interesse nazionale. In un’economia di questo genere, il ruolo dello Stato è finalizzato dunque a perseguire obiettivi macroeconomici di sviluppo e di tutela dell’interesse nazionale, come la piena occupazione, l’innalzamento dei livelli generali di benessere individuale e collettivo e la protezione dell’economia nazionale.

Il modello economico costituzionale

La nostra Costituzione rigetta sia l’economia liberista e sia l’economia socialista. Altresì rigetta l’economia ordoliberista. Perciò – visti gli artt. 2, 3 e 4, e poi gli artt. 35-47 Cost. – il modello economico costituzionale è un sistema a economia mista dove accanto agli operatori privati, assume un ruolo economico lo Stato, che non è solo regolatore del mercato, ma è anche operatore. Un operatore che interviene nelle dinamiche economiche per perseguire l’equità e l’uguaglianza sostanziale.

In questo contesto, dunque, lo Stato deve dotarsi di una Banca Centrale che sia lender of last resort, che gli permetta di perseguire le finalità costituzionali, e deve poter essere un player economico determinante per correggere le dinamiche macroeconomiche lesive della dignità umana. Il che comporta che la politica economica dello Stato deve poter creare disavanzo e nel caso innalzare i livelli di debito pubblico per incentivare lo sviluppo e il risparmio.