Le responsabilità di Salvini e il “buon senso” di Berlusconi

A quanto pare, alla fine, avremo il governo “populista”, sigillato nell’alleanza Lega e M5S. Dopo sessanta giorni di travaglio, i partiti populisti hanno trovato (forse) la quadra del cerchio e sono pronti a dar vita a un governo che, almeno sulla carta, dovrebbe segnare una rottura o una discontinuità nei rapporti azzerbinati con l’Europa e con le ricette economiche neoliberiste ed euriste che hanno portato il nostro paese verso il declino economico e sociale.

Dico sulla carta, perché è ben noto che tra il dire e il fare, almeno in Italia, c’è sempre di mezzo il mare; nel nostro caso, più che il mare, l’Unione Europea e le cancellerie di Francia e Germania. Del resto, il travaglio di questi due mesi e il tentativo di dar vita a un governo con la stampella piddina, è stato figlio delle pressioni dell’Europa che vede come fumo negli occhi un governo smaccatamente eurocritico. Il tentativo è fallito, ma non è affatto detto che i tecnocrati europeisti e l’asse franco-tedesco rinuncino a frapporre ostacoli al cammino del nostro paese verso l’agognato cambio di rotta sovranista.

In ogni caso, trovato l’accordo, da questo preciso istante è fondamentale che la Lega sappia davvero assolvere il proprio compito di traghettatore dell’Italia verso la riaffermazione della propria sovranità economica e monetaria. Ed è evidente che davanti a questo immane (e per alcuni arduo se non addirittura impossibile) compito, Salvini si è sobbarcato grandi responsabilità politiche e speranze, soprattutto perché ha deciso di condividere il proprio cammino politico e il raggiungimento di questi obiettivi con un movimento che dire politicamente inaffidabile, è davvero poco. Il M5S non è né può essere considerato il migliore alleato disponibile per questo compito, ma è certamente l’unico, nel panorama politico, che possa effettivamente condividere l’obiettivo, visto che né il PD né FI possono esserlo, per via del loro eurismo (da parte del PSE, per il PD e del PPE per FI).

La Lega, dunque, si è assunta una responsabilità politica straordinaria che ne qualificherà la caratura nel prossimo e immediato futuro: forza populista oppure forza lealista. Bluff elettorale e sovranista, e dunque partito del sistema che ha in un certo momento storico intercettato il voto populista e sovranista e l’ha usato contro i sovranisti e i populisti, oppure forza realmente sovranista che ha a cuore gli interessi dell’Italia e il ripristino della sovranità costituzionale.

In questo discorso (di cui non si nega la complessità), merita sicuramente un cenno Silvio Berlusconi che ha deciso di togliere i bastoni dalle ruote dell’alleato leghista. Indubbiamente lo ha fatto per un preciso calcolo politico ed elettorale che nulla ha a che vedere con il buon senso, nonostante i comunicati ufficiali facciano passare questo messaggio, ma è chiara l’importanza (fondamentale) insita nella sua volontà (espressa – diciamocelo – a denti stretti) di tenere in piedi l’alleanza di centrodestra e la coalizione, nonostante la Lega abbia fatto il patto con i grillini. E del resto, cosa mai potrebbe dire Berlusconi che in passato, con il PD, ha sostenuto i governi Monti e Letta e ha siglato il patto del Nazareno, senza che la Lega abbia mai messo in discussione l’alleanza? 

Ora non ci resta che stare alla finestra e vedere cosa accadrà: il giudizio è sospeso e la linea di credito moderatamente aperta. Sicuramente l’alleanza Lega-M5S non è il massimo, ma è quello che di meglio offriva la piazza in un’ottica keynesiana e sovranista. Bisognerà capire se la Lega saprà sfruttare questa occasione nel migliore dei modi: facendo gli interessi degli italiani e restituendo dignità sovrana al nostro paese, oppure finirà per disilluderci, facendoci schiantare ancora una volta nei diktat di Bruxelles e Berlino. In tal ultimo caso, è indubbio che si sarà fatta un avversario politico in più: il sottoscritto.

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