Le élite, la democrazia dell’astensione e la vittoria di Macron

francia-macron-democraziaNon è corretto, come affermano alcuni giornali mainstream, sempre pronti a distorcere la realtà dei fatti pur di dare risalto ai rappresentanti del globalismo e dell’europeismo, asserire che Macron abbia stravinto. La realtà è infatti ben diversa, come dimostrano i dati del secondo turno delle politiche francesi: Macron ha vinto, ma ha vinto con la metà dei francesi che non è andata a votare. Dunque è una vittoria di minoranza, effetto aberrante della crisi profonda che stanno vivendo le istituzioni democratiche, erose e corrotte dall’ideologia europeista che incoraggia la disaffezione al processo decisionale.

Questa è la democrazia dell’astensione, preludio alla nascita di strutture di governo che siano indipendenti dalla volontà elettorale e che trovano la propria legittimazione non nel voto, ma nel sostegno dei media, nel sostegno delle sovrastrutture europee (anch’esse antidemocratiche) e nelle minoranze fiancheggiatrici, che devono dare, con i media, quella parvenza di diffuso consenso alle decisioni assunte a livello politico.

Macron dunque non ha vinto, perché il popolo francese ha votato in massa per lui e il suo partito. Ma ha vinto perché è passata l’idea che la sua vittoria sarebbe stata l’unica possibile per la Francia. Anzi, l’unica auspicabile, perché l’alternativa sarebbe stata la Le Pen e del Front National, di cui la maggioranza dei francesi, imprigionati nel pregiudizio “antifascista”, non ne vogliono proprio sapere. Tanto che la Le Pen, in un tentativo disperato di recuperare qualche consenso per le politiche, dopo la batosta alle presidenziali, ha rimesso in discussione il suo antieuropeismo, peraltro con scarsi risultati elettorali.

Il disegno elitario si sta realizzando e la Francia ne è (stata) un esempio. Vuotare le istituzioni democratiche e invecchiarle, passando il messaggio che il voto è un retaggio del passato del tutto inutile, perché comunque vada, vinceranno sempre loro. Le legislative francesi hanno scientificamente dimostrato l’assunto: il 55% degli elettori è rimasto a casa, ritenendo evidentemente che non fosse né utile né necessario votare Macron o un partito avversario. Meglio passare la domenica in altro modo, nei centri commerciali, al mare o comunque in relax, piuttosto che preoccuparsi del futuro dei propri figli, che da questo voto trarranno certamente grossi danni.

Parentesi finale. Noi in Italia non possiamo certo esultare o compiacerci. Le condizioni della nostra democrazia sono da anni disastrate e sono peggio di quelle francesi. Abbiamo governi scarsamente legittimati nelle urne che sopravvivono con due o tre parlamentari di scarto, il cui unico scopo, fino a ora, è stato quello di fare gli interessi delle élite eurotedesche, adottando provvedimenti economici e sociali vessatori nei confronti dell’economia reale italiana e della nazione. Una situazione da fine impero e da civiltà decadente. Una situazione da paese clinicamente morto.

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