Le condizioni di Giorgia Meloni per sostenere il governo Lega-M5S

Io mi sentirei molto più tranquillo se Fratelli d’Italia entrasse nella maggioranza. Questo per una chiara ragione: bilancerebbe meglio il rapporto con i grillini e forse sposterebbe ancora più a destra l’asse del Governo. E in effetti, ieri la Meloni pare abbia aperto alla possibilità di un ingresso nella maggioranza, o comunque un sostegno esterno, a patto che siano soddisfatte sei condizioni che personalmente condivido:

  1. No a qualsiasi patrimoniale
  2. No alle adozioni omosessuali
  3. No allo ius soli
  4. Sì alla flat tax
  5. Sì al  blocco dell’immigrazione
  6. Sì al 50% di investimenti nel mezzogiorno

Ai quali si aggiungono un nome gradito per la carica di Premier (e Salvini lo sarebbe) e la modifica della legge elettorale con l’introduzione del premio di maggioranza.

Il partito erede di AN dunque sembra voler uscire dall’irrilevanza in cui verrebbe condannato qualora seguisse le sirene berlusconiane e si trincerasse all’opposizione. E questo per una ragione: l’opposizione ai partiti populisti rischia di essere controproducente per un partito con vocazione populista come FdI. Senza contare che il partito della Meloni non può stare vita natural durante all’opposizione in attesa del momento propizio che rischia di non arrivare mai. FdI deve quagliare e cogliere l’occasione favorevole ora, anche riesaminando meglio le proprie posizioni su moneta e sovranità, oggi più che mai poco chiare e troppo sfumate.

Diversamente, qualora in FdI prevalesse la logica del partito di sistema e dell’opposizione per principio, l’erosione della base elettorale è destinata ad accentuarsi in favore della Lega e persino del M5S, soprattutto qualora i due partiti riuscissero a mettere a segno qualche goal populista. Dunque Giorgia Meloni sia lungimirante. Bene le condizioni, ma occhio a non renderle troppo dogmatiche. Il rischio è perdere la nave populista e affogare nell’irrilevanza, l’anticamera dell’estinzione.

Foto di Atbc – CC BY 4.0