L’assurda norma sui sacchetti biodegradabili a pagamento

Problema: Paolino si reca al supermercato e decide di comprare mezzo chilo di pere, mezzo chilo di mele, un chilo di pomodori, una lattuga, tre banane, due melanzane e quattro zucchine. Ordinatamente ripone pere, mele, lattuga, pomodori, banane, melanzane e zucchine nel rispettivo sacchetto biodegradabile. Paolino, sa che spenderà 7 euro in tutto. Dunque fiducioso va alla cassa e il commesso gli dice che il conto è di 7,14 centesimi perché ci sono anche i sacchetti biodegradabili. Domande: quanto spende Paolino per le buste biodegradabili, e quanto costa ogni singola busta? E di quanto aumento la spesa all’anno, ben sapendo che in un anno Paolino compra questi prodotti 50 volte?

Soluzione. Paolino per i sacchetti delle verdure ha speso 14 centesimi. Esattamente 2 centesimi a busta. In un anno Paolino ha visto aumentare il conto della propria spesa per questi prodotti di ben 7 euro. Un’inezia direte voi, ma non per le tasche di Paolino, che è un pensionato che prende appena 400 euro di pensione al mese, e deve pagarsi quasi tutto, medicine, luce, gas, vestiario, e appunto il mangiare.

Ecco. Questo banalissimo esempio per capire l’assurdità della norma che entrerà in vigore esattamente domani, e che prevede che nel supermercato frutta, verdura e affettati dovranno essere imbustati in sacchetti biodegradabili, il cui costo graverà ovviamente sul cliente. Perché, giustamente (sic!), la norma approvata ad agosto scorso, e che dovrebbe attuare la solita direttiva europea sull’inquinamento della plastica, prevede che i supermercati non possano in alcun modo regalare le buste biodegradabili, pena multe che vanno dai 2.500 euro ai 100 mila euro.

Ora, ammesso sia giusto che si debbano usare buste biodegradabili, e che ciò contribuisca e non poco a combattere l’inquinamento, le domande sono chiare: perché obbligare i supermercati a non dare gratuitamente i sacchetti? Soprattutto perché poi vietare ai clienti di utilizzare i propri sacchetti personali qualora non vogliano usare quelli del supermercato? Ebbene, se può avere una sua logica impedire che i clienti abusino dei sacchetti gratuiti, non vi sono dubbi che sarebbe stato meglio lasciare che la scelta venisse fatta dal supermercato, il quale, qualora avesse notato un abuso nell’utilizzo dei sacchetti, avrebbe potuto decidere liberamente di darli a pagamento. Per quanto concerne la seconda domanda, la ragione che viene opposta è scarsamente convincente e si focalizza sull’igiene: portarsi i sacchetti da casa potrebbe creare problemi di igiene in caso di riutilizzo. Il che mi pare francamente assurdo, visto che se anche vi fossero problemi di igiene (e sarebbero piuttosto rari), questi problemi sarebbero del riutilizzatore e non sarebbe certo un problema collettivo.

L’idea è che la norma, così predisposta, imponga senza troppi fronzoli al consumatore un ulteriore onere economico sulla propria spesa, di cui proprio non se ne sentiva la mancanza, con un ritorno evidente di IVA per lo Stato, che ancora una volta si mette in concorrenza con i propri cittadini per procacciarsi denaro, utilizzando la tassazione indiretta che non è né proporzionale né progressiva. Il che è il più grave sintomo di quella perdita di sovranità che l’Italia ha subito con l’ingresso nell’Unione Europea.

A questo punto, fatevi bene i conti, quando arriverà il 4 marzo. Non lasciatevi irretire dalla propaganda e guardatevi indietro, a questi cinque anni poco edificanti, che non solo non hanno portato l’Italia fuori dal pantano, ma che hanno aggiunto ulteriore zavorra alla nostra già disastrata economia. E un esempio pratico ve l’ho appena illustrato.

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