L’assassinio di Stato del piccolo Charlie

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare“. (Matteo 18,6)

charlie-eutanasia-morte-assassinioMolti la chiamano pietà, altri invece la chiamano umanità, ma la verità è che non è né l’una e nell’altra. E’ solo un assassinio legalizzato, di Stato. La chiara esemplificazione della cultura della morte, dell’utilitarismo e del materialismo. E’ la terminazione del più debole e del più indifeso: di colui che, uomo fragile appena affacciatosi su un mondo freddo e crudele, non può difendere il proprio diritto, se non di vivere, quanto meno di avere una speranza, l’ultima, di sopravvivere.

Questa è la storia del piccolo Charlie, il bimbo che affetto da una malattia rara, è stato condannato all’eutanasia dai giudici inglesi (l’ultima speranza resta la Corte di Strasburgo che si pronuncerà al più tardi martedì), poiché secondo i medici non ha possibilità di sopravvivere. La verità è che per quanto si rivolti la frittata ipocrita, e la si chiami umana pietas, questa è solo una condanna a morte senz’appello, che non tiene conto – come nelle migliori distopie di Huxley o di Orwell – della speranza e della fede. E’ la legge dell’uomo stolto che si erge a legge divina. E’ la prevaricazione della burocrazia e dell’interesse economico sull’amore e sul diritto di un genitore di sperare per suo figlio.

E’ il nichilismo del diritto alla morte, che negli ultimi decenni, come un cancro, ha preso il sopravvento. Un diritto strumentale e mortifero, veicolato appositamente e instillato nella cultura come un atto liberatorio, che risponde in realtà a una visione utilitaristica e mercantilistica della vita umana. Che si può comprare, si può vendere, si può sopprimere prima della nascita e anche dopo la nascita, quando il “prodotto” (perché ormai è questo un bimbo) non risponde ai cannoni richiesti o presenta vizi insanabili o sanabili con un costo troppo alto per il portafogli.

Qui siamo oltre la decadenza etica. Siamo giunti là dove la Luce di Dio non è mai arrivata; siamo nelle tenebre più profonde. Viviamo in uno stato di decomposizione e di profondo disprezzo della vita, che ipocritamente mascheriamo con la necessità di non arrecare sofferenze inutili, che in realtà sono semplicemente costose. E’ il vil denaro che stabilisce oggi chi debba vivere e chi debba morire. Ed è il vil denaro che oggi toglie la speranza e il diritto di due genitori di amare il loro piccolo e di dargli una speranza. Non chiamatela pietà. Chiamatela con il suo vero nome: assassinio. 

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