L’antipatriottismo e l’esterofilia che infesta la classe politica italiana

In questi giorni convulsi, nei quali i nostri eroi cercano di formare un Governo che sia all’altezza delle aspettative populiste, la classe dominante della politica italiana ha mostrato il peggio di sé. Coloro che avrebbero dovuto quanto meno star zitti, dopo che, grazie ai loro governi, l’Italia è finita praticamente ultima in tutte le classifiche macroeconomiche conosciute al mondo, hanno invece iniziato a sparare le loro ridicole sentenze sul pericolo che incomberebbe sul nostro paese a causa di quella brutta malattia chiamata democrazia.

Qualcuno potrebbe chiedersi: e quali sarebbero questi pericoli? Ebbene, a dire di questi signori, i pericoli sarebbero legati ai mercati, allo spread e dunque all’idea che se noi non facciamo i bravi e non obbediamo, i signori della speculazione ci bastoneranno più di quanto abbiano fatto finora.

Eccoli dunque, pavidi e assenzienti, che guardano agli umori del mercato con timore reverenziale, e dicono ai “barbari” che hanno vinto le elezioni come devono o dovrebbero comportarsi al cospetto dei “padroni”. E anzi, si irritano e si preoccupano, e denunciano immani catastrofi (le stesse che loro, nonostante la cieca obbedienza, non sono riusciti a evitare), quando vedono che costoro – gli unni della democrazia – non intendono muoversi secondo i canoni dell’asservimento acritico, e invece pensano alla ribellione e al rovesciamento del tavolo.

Li abbiamo letti e visti in questi giorni: lo spread, i mercati, Berlino, Bruxelles, la Merkel salvaci tu ecc. Insomma, per loro questi esprimono le direttive inderogabili che devono muovere un Governo; non già gli interessi della Nazione, il popolo italiano che soffre, il popolo che non ne può più di austerità, di tagli, di recessione economica, di povertà dilagante e di un’assenza di prospettiva per il futuro. No! E’ il mercato che conta, è lo spread che decide, è Berlino che detta le regole ed è l’eurocrazia che fa i conti e ci dà i voti. Ed è a essi che dobbiamo ciecamente obbedire, anche se ciò significasse letteralmente morire.

E’ incredibile che esista un sentimento antipatriottico ed esterofilo così profondamente e incomprensibilmente radicato in una parte (purtroppo) significativa della classe politica italiana, la quale nonostante la diversità di vedute, dovrebbe invece essere unita tutta nell’idea che prima viene l’interesse della nazione, prima la volontà del popolo sovrano, prima la Costituzione, prima l’Italia e poi i mercati e gli stranieri. E invece, ancora una volta, assistiamo a un confronto serrato tra i patrioti, i sovranisti e chi crede che l’Italia debba essere sovrana e capace di autodeterminarsi economicamente e socialmente, e i lealisti, coloro che invece vivono incatenati al timore reverenziale nei confronti dell’onnipotente mercato e tifano per uno Stato sotto la tutela dei poteri esterni, delle potenze straniere (chiamate ingannevolmente “partner”) e dell’oligarchia eurocratica.