La tavola eurista apparecchiata per il Governo del cambiamento

E’ di ieri l’altro la notizia che Banca Carige è stata commissariata dalla BCE. La prima in assoluto. Non era mai capitato che la Banca Centrale Europea esercitasse il proprio potere di commissariamento su una banca di un paese europeo. E questo non può che destare preoccupazioni sul fronte della nostra sovranità.

La domanda che ci si pone è però solo una: che sta facendo il Governo? Ma questo non era un Governo “sovranista”, quanto meno un Governo che intendeva rompere con l’andazzo filoeuropeista degli ultimi anni? Che intende fare davanti al provvedimento della BCE, la cui legittimità operativa – trovando fondamento nei Trattati – può essere contestata solo davanti alla Corte di Giustizia Europea, e non già alla luce della Costituzione italiana, ma alla luce dei trattati che con la Costituzione spesso e volentieri sono contrastanti?

Che intende fare Salvini e la sua squadra di sovranisti? Stare a guardare o scrivere su Twitter di piatti, nutella e che no, bisogna pazientare, perché il pernicioso “tuttosubitismo” rovina la strategia (ma quale?).

Il silenzio del Governo è assordante e direi persino preoccupante. E’ di quelli che ti fa pensare che forse di sovranista, in questa compagine, c’è davvero poco o nulla. E certo non basta parlare e agire sul fronte dell’immigrazione per dire che si stanno risolvendo i problemi degli italiani. I quali sono ben più importanti e complessi di quelli legati alle frontiere. E questa importanza riguarda l’Unione Europea, anche perché tutto – ivi compreso il problema migratorio – è originato in Europa, dall’Europa e a causa dell’Europa.

La verità è che stiamo deragliando. E la brutta sensazione è che questo deragliamento non sia il frutto del semplice caso, ma sia la conseguenza di diversi eventi: la scarsa esperienza di Governo di una parte di questa maggioranza, le ambiguità sul rapporto tra sovranismo ed europeismo presente in entrambi i partiti che reggono il Governo, il fatto che la Lega ha nei fatti abbandonato le istanze no-euro e sovraniste (eh, no, non è strategia, ma è una scelta politica), la presenza di elementi estranei nella compagine Governativa di continuità europeista, e – dulcis in fundo – la pressione degli apparati euristi che lavorano alacremente perché o questo Governo fallisca, ovvero che si adegui alle imposizioni dell’asse Berlino-Bruxelles.

Non è un caso che tutto sia iniziato con le trattative sulla manovra, partita con un “baldanzoso” deficit al 2.4% e finita al 2.04%, là dove intanto il Governo accettava tutto quello che veniva proposto in Europa in fatto di budget europeo, unione bancaria, ristrutturazione debito pubblico e via discorrendo. Il tutto, mentre i “sovranisti” che sostengono la maggioranza cercavano di calmare gli animi dei più svegli, esortando ad avere pazienza.

Ma pazienza per cosa? Non si è mai preteso di uscire dall’euro dall’oggi al domani. Ma almeno cercare di tenere la barra a dritta, evitando magari di farsi dettare la manovra dall’Europa ed evitando – soprattutto – di aderire alle “riforme” europee il cui scopo è sottrarre ulteriore sovranità, sarebbe stato il minimo per un Governo partito con il prima gli italiani.

Io ho dato una linea di credito ai gialloverdi, pensando che fosse necessario farlo per incoraggiare il cambiamento, anche perché l’alternativa sarebbe stato il baratro ultras immigrazionista ed eurista, ma qui ci avviciniamo a spron battuto verso lidi euristi ancora inesplorati dove il vincolo esterno la fa da signore e padrone.

La prospettiva è nera ed è inutile girarci intorno. L’accerchiamento è iniziato, e forse è persino gradito nonché auspicato da certe frange della maggioranza particolarmente nostalgiche delle usurate e rassicuranti (oltre che sterili) formule politiche del passato. Crisi bancaria e spettro del bail-in sembrano essere messe lì sullo scacchiere per compiere definitivamente il processo di “tsiprasizzazione” del Governo, onde renderlo unfriendly all’opinione pubblica e preparare il “ribaltone” che potrebbe portare al potere una nuova maggioranza ultronea con l’Europa e più fedele alla linea. Un progetto, in realtà, mai sopito e mai morto, fin dal giorno successivo all’esito delle elezioni del 4 marzo.

Se questo Governo ha ancora un brandello d’anima sovranista (e non rompano i coglioni coloro che parlano di “tuttosubitismo”, perché tale accusa è solo una debole giustificazione per nascondere la potenziale inadeguatezza, sul piano sovranista, di chi oggi ci governa), batta un colpo e mi sorprenda. Ribalti il tavolo che l’eurismo sotterraneo degli apparati e dei rematori contro stanno apparecchiando contro gli italiani, per l’ennesima volta gabbati da un progetto economico e politico (l’euro e l’Unione Europea) messo in piedi contro i loro interessi e a vantaggio della sola Germania.