La strategia del centrodestra per rendere il sovranismo azione di governo

Sgombriamo subito il campo dai fraintendimenti. Sì, è vero, il centrodestra sul tema sovranità e euro è leggermente contraddittorio, almeno apparentemente. Ma perché? Semplicemente perché su questo tema, in tempo di elezioni, ci si muove in un campo minato, dove una parola sbagliata può spostare migliaia di voti e dove dunque è richiesto un certo equilibrismo politico. Non possiamo infatti dimenticare che le elezioni si svolgono in un clima nel quale, da una parte abbiamo il potere europeista, che è ben addentrato nelle nostre istituzioni e nell’informazione mainstream, e dall’altra abbiamo una nascente coscienza nazionale e sovranista, che inizia a intuire la realtà su cosa siano l’euro e l’Europa. Sbilanciarsi troppo a favore dell’uno o dell’altro rischia di compromettere una vittoria che è a portata di mano.

La situazione politica dunque è delicata e richiede un certo tatticismo, che a sua volta richiede cautela. La sovranità non la si recupera in una notte, e certo non la si ottiene il 5 marzo. Non esistono allo stato, forze politiche in grado di garantirla entro un brevissimo lasso di tempo. E non è onestamente possibile, affidarsi ai cespugli che – seppure con grande passione e onestà politica – la propongono nel loro programma. Qui, bisogna essere realisti, anzi più realisti del Re. Il recupero della sovranità va preparata con cura, puntellando il moloch europeista e cambiando la prospettiva dell’azione politica del governo, finora appiattito sull’Unione Europea. Bisogna rafforzare la cultura sovranista degli italiani, e per farlo è necessario un lavoro preparatorio non indifferente e di lungo periodo.

Attenzione, però. Da questo ragionamento deve essere escluso – a mio avviso – il M5S e per varie ragioni, legate soprattutto a un programma politico decisamente lontano dal bagaglio politico-valoriale del centrodestra. Non solo. Se è pur vero che il movimento ha nel suo programma passaggi “sovranisti”, è anche vero che oggi, sembra voler fare marcia indietro. Del resto, proprio ieri, il candidato grillino Di Maio ha dichiarato che non è più tempo per uscire dall’euro. E qui mi pare non si tratti di puro tatticismo elettorale, quanto di un vero e proprio cambiamento degli obiettivi politici del movimento.

Dunque il mio ragionamento nasce e muore nell’unica area politica che potrebbe effettivamente contribuire, allo stato, al ripristino della sovranità nazionale: il centrodestra, visto pure che se a sinistra, i movimenti sovranisti (o meglio: sovransocialisti) sono quasi tutti relegati nell’area extraparlamentare (con consensi da prefisso telefonico), a destra, oltre Fratelli d’Italia, l’unico movimento con un programma sovranista (Casapound) che ha un certo consenso, non sembra in grado (per ora) di superare la fatidica soglia del 3%.

L’occasione ghiotta per chi – come me – ha aspirazioni sovraniste, si presenta dunque con queste elezioni, con un’area politica che per 2/3 si dichiara, appunto, sovranista. La Lega di Salvini, non ha infatti mai abbandonato l’idea di uscire dall’euro(pa). Nonostante lo smorzamento dei toni, l’idea persiste, e basta leggere gli status su Twitter di Claudio Borghi Aquilini (la mente economica della Lega sovranista) per capire che il tema è ancora attuale ed è sentito sia dal segretario e sia dalla base leghista, profondamente mutata in questi ultimi anni. Ma è anche vero che, seppure in una forma meno chiara e più tiepida, il sovranismo è presente anche in Fratelli d’Italia.

L’unico neo, dunque, resta Forza Italia+Noi con l’Italia, dove le tesi sovraniste si arenano in un europeismo se non proprio fideistico come quello del centrosinistra, comunque in grado di rallentare o addirittura ostacolare le politiche sovraniste degli alleati. Ma è anche vero che Berlusconi, in realtà, è più euroscettico di quanto si possa pensare. Il problema è che lui, a differenza di molti altri che sembrano voler rivoluzionare il mondo intero in una notte, ha provato sulla propria pelle politica, cosa significa mettersi di traverso ai poteri europeisti (v. alla voce spread). Ecco perché oggi sembra assumere sull’argomento una posizione estremamente moderata e conciliante con l’interlocutore europeo. L’obiettivo è legittimare il centrodestra agli occhi di Bruxelles e non far scappare i moderati, quelli che – per intenderci – pendono dall’informazione mainstream e vedono nella prospettiva di un ipotetico abbandono dell’euro e dell’Europa un disastro economico da evitare a ogni costo.

Perciò, mi pare francamente poco lungimirante criticare il Cavaliere per la sua scelta apparentemente ondivaga e criticare Lega e FdI per essersi alleati con lui. Chiunque abbia un po’ di esperienza politica e di elezioni, sa perfettamente che la coscienza sovranista in Italia è ancora minoritaria, e tra una vittoria e la sconfitta alle elezioni nazionali, la differenza la fa il voto moderato e centrista che certo non è euroscettico; voto, questo, che solo Forza Italia e i centristi possono intercettare.

Può dunque ipotizzarsi una vera e propria strategia del centrodestra, che si riassume nel giochetto del poliziotto buono (Berlusconi) e del poliziotto cattivo (Salvini). Entrambi mirano al medesimo obiettivo politico, che per essere raggiunto richiede due strategie diverse e apparentemente contrapposte, e ciò per ottenere una maggioranza sufficiente per attuarlo insieme. Forse molti potranno non condividere questa strategia o addirittura l’idea che esista realmente questo tipo di strategia, ma è chiaro che su di essa sia l’uno che l’altro si giocano il personale futuro politico e il consenso del centrodestra.

Questo sito Web memorizza alcuni dati dell’utente. Questi dati vengono utilizzati per fini statistici, per fornire un’esperienza personalizzata e per determinare la tua posizione sul nostro sito web in conformità con il Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Se decidi di rinunciare a qualsiasi tracciamento futuro, nel tuo browser verrà impostato un cookie per ricordare questa scelta per un anno. Accetto, Non accetto

759