La partita della Francia contro l’Italia in Libia e l’immobilismo del nostro Governo

La Francia, beffando tutti, e in particolare l’Italia, gioca la sua sporca partita in Libia. Con la scusa, piuttosto blanda, di favorire la nascita di un governo unitario a Tripoli e instaurare una struttura statale democratica esclude (ma guarda un po’!) l’Italia dall’azione diplomatica funzionale allo scopo, perché in realtà – ed è questa la dolorosa verità! – intende mettere le mani sul petrolio libico. E non da oggi, ma da quando con il sostegno di Obama, decise di abbattere il regime di Gheddafi, con il quale il nostro paese aveva buoni rapporti sia diplomatici e sia soprattutto commerciali ed energetici.

Ma l’aspetto più vergognoso dell’arroganza francese, non è tanto l’arroganza francese (del resto fanno i loro interessi), bensì l’assoluta debolezza e immobilismo del nostro attuale Governo, che, a parte qualche commento di circostanza, non ha ancora adottato le opportune iniziative diplomatiche volte a far desistere Macron dai suoi propositi, tanto è occupato a fare improbabili e inaccettabili (per uno Stato sovrano) accordi con le ONG per regolare l’afflusso di immigrati sulle nostre coste. Sicché l’Italia, ancora una volta, se da una parte deve accollarsi gli enormi costi per sostenere questa massa umana che cerca chissà quale futuro in Europa, dall’altra si trova esclusa beffardamente da un’iniziativa diplomatica, i cui esiti non potranno che pregiudicare gravemente gli interessi nazionali italiani in Libia.

E siccome al peggio non c’è fine. Ecco l’altra chicca della giornata. Come riporta Il Giornale, a sud della Libia, in Niger, il contingente militare francese di stanza in quelle zone, non fa nulla per fermare l’ondata di immigrati che attraversano lo Stato africano per dirigersi in Libia dalla quale poi – sappiamo – si imbarcano per l’Italia. Il che significa che non solo la Francia ci frega il petrolio e i futuri accordi commerciali con la Libia, ma non contrasta nemmeno, pur potendolo fare, l’immigrazione illegale verso il nostro paese.

Come direbbe qualcuno: cornuti e mazziati.

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