La mossa umanitaria di Trump. Se Charlie Gard diventa “cittadino” americano

charlie-gard-trump-green-cardNella triste vicenda che vede protagonista il piccolo Charlie Gard, il neonato sul quale, in Gran Bretagna, vorrebbero praticare l’eutanasia, anche contro la volontà dei genitori, perché per lui – secondo i medici dell’ospedale che lo tiene letteralmente in “ostaggio” – non esisterebbe cura alcuna per la malattia degenerativa da cui è affetto (ma qui – sappiamo – le opinioni sono discordanti), entrano a gamba tesa il Congresso americano e lo stesso Donald Trump. Il Congresso USA, infatti, su input del presidente, ha deciso di concedere al piccolo Gard e alla sua famiglia la famosa green card: il permesso permanente di soggiorno negli USA, onde poter permettere al piccolo di curarsi.

Che dire? Il “buzzurro” presidente USA, quello che i media mainstream definiscono inadeguato e sessista, ha dimostrato maggiore determinazione dei suoi avversari più qualificati per questo genere di azioni. A partire dal Papa, che parla di tutto, dall’ambiente all’immigrazione, ma che per il piccolo Charlie ha fatto solo un tweet, pubblicato peraltro fuori tempo massimo, quando ormai i buoi erano scappati e il destino del piccolo inglese sembrava segnato.

Anche Trump è intervenuto in ritardo. E’ vero. Ma al contrario del Papa, non aveva alcun obbligo morale e cristiano di agire contro lo scempio umanitario commesso contro il piccolo Charlie. Il quale è divenuto il simbolo stesso della mortificazione della teologia cristiana che predica giustamente la difesa della vita e il diritto della famiglia di decidere per il proprio figlio, non lasciando alle fredde istituzioni il potere di stabilire se un suo cittadino debba vivere o morire. Perché è questo alla fine il punto cruciale, e ciò al di là del caso singolo: il potere dello Stato di stabilire quando devi vivere o morire.

Trump ha fatto quello che il Papa e altri capi di Stato europei, in primis quelli dello stesso Regno Unito, avrebbero dovuto fare fin dall’inizio: fermare questa deriva, con tutto il peso della loro autorevolezza e del loro potere politico. Non lo hanno fatto, e se lo hanno fatto, lo hanno fatto in modo debole e blando. Il presidente USA e il Congresso invece hanno agito, concedendo al piccolo Charlie e alla sua famiglia il diritto di risiedere permamentemente sul suolo americano.

Non so fino a che punto questo “privilegio” potrà influire sulla decisione dell’Alta Corte britannica che a giorni dovrà nuovamente pronunciarsi sul destino del piccolo Charlie. Certo è che in qualunque modo vada (e si spera bene, per il piccolo Charlie), abbiamo capito perfettamente chi agisce concretamente per la difesa della vita e chi invece spende solo sterili parole che poi cadono puntualmente nel vuoto dell’indifferenza.

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