La legislatura che verrà. Cosa aspettarci da un governo di centrodestra?

Ormai siamo in piena campagna elettorale. Con il Rosatellum viene definitivamente certificata la morte del bipolarismo (in realtà già morto nel 2013) e un ritorno sostanziale al pluripartitismo, con la nascita di quattro poli principali e il rinfoltimento dei cespugli, attratti dal proporzionale, nonostante la soglia di sbarramento del 3% su scala nazionale. Il centrodestra (FI, Lega, FdI e altri) è dato per favorito, con una percentuale di consensi che si attesta in una forbice tra il 35% e il 40%, a ruota seguono il M5S, il PD, Liberi e Uguali (il partito di Grasso) e poi l’esercito dei cespugli.

Ma la domanda è quella del titolo. Ammesso che vinca il centrodestra e ritorni a governare questo paese, che cosa dobbiamo aspettarci da Berlusconi, Salvini e Meloni? Ebbene, al netto delle svariate ipotesi circa un’implosione dell’alleanza, e dunque della nascita di un governo dell’inciucio nazionale (PD+FI+centristi è il più accreditato), e lasciando per buona l’idea che il centrodestra vincente riesca a formare un’alleanza di governo (che dunque vada oltre quella elettorale), cosa aspettarci da un Governo che dovrebbe – almeno in teoria – proporre ricette politiche diverse da quelle finora proposte dal PD?

Euro ed Europa

Personalmente non sono un granché fiducioso. L’impressione è che sarà difficile scrostare le norme ideologiche approvate in questi anni e una politica ormai incardinata sull’asservimento del nostro paese all’Unione Europea. Quanto a quest’ultima tematica, se è pur vero che nel centrodestra, la tematica identitaria e nazionale sia maggiormente sentita, è anche vero che ormai è chiaro che Berlusconi (ma anche Salvini e la Meloni), casomai arrivasse a Palazzo Chigi non intenderà certo mettere in discussione la permanenza dell’Italia nell’euro e nell’Europa. Sicché, se qualcuno si aspetta la svolta sovranista, rischia di rimanere deluso. Il governo di centrodestra, rimarrà fedele a Bruxelles e ai tedeschi, ne di più ne di meno di quanto siano rimasti fedeli Renzi, Letta e Gentiloni.

Tasse e Lavoro

L’indiscussa fedeltà all’Europa non potrà non condizionare, di conseguenza, le politiche economiche che intenderà attuare l’ipotetico Governo di centrodestra. E immancabilmente, queste politiche finiranno per scontentare tutti: i sovranisti economici, ma anche i più irriducibili dei liberisti. Nonostante la promessa elettorale, difficilmente vedrà la luce la flat tax, perché questa si scontrerà con il rigorismo di bilancio imposto da Bruxelles, e dunque con la necessità di far quadrare i conti. L’unica speranza è che comunque vada, il Governo riesca almeno ad abbassare un po’ la pressione fiscale, affinché venga ridato fiato alle imprese (e di conseguenza al mercato del lavoro), e riesca a cancellare la legge Fornero. Ma è chiaro che si tratterà comunque di un palliativo, perché le soluzioni economiche per far riprendere quota al nostro paese sono ben altre e contemplano l’abbandono dell’Unione Europea e un ritorno alla piena sovranità economica e monetaria.

Temi etici

Sul fronte dei temi etici, e mi riferisco in particolare alle unioni civili e alle DAT (queste ultime ormai date per approvate), difficilmente il centrodestra vi metterà mano. In parte perché mancherà il coraggio di rimetterle in discussione (l’offensiva mediatica antiberlusconiana diventerebbe micidiale), e in parte perché, fondamentalmente, dalle parti soprattutto di FI (che, salvo sorprese, sarà il partito di maggioranza nella coalizione), questa volontà purtroppo langue e le resistenze sono presenti, nonostante all’epoca dell’approvazione delle unioni civili, FI abbia votato contro. Dunque, che si rassegni il popolo del Family Day. Difficilmente, vedrà cancellate le leggi contro le quali ha manifestato, solo per il fatto che al governo ci andrà il centrodestra.

Immigrazione e ius soli

Forse le maggiori differenze rispetto al centrosinistra, si potranno vedere sul fronte immigrazione. Caso mai passasse lo ius soli (dalle ultime notizie che arrivano dal palazzo sembrerebbe di no), bisognerà vedere fino a che punto il centrodestra avrà la determinazione di abrogarlo. Finora non ho sentito nessuno dei leader (nemmeno Salvini), affermare che se passasse, il centrodestra lo abrogherà. Ho sentito parlare di un referendum, ma non di una abrogazione parlamentare. Il che mi fa supporre – ancora una volta – che sul tema potrebbe mancare il coraggio. In ogni caso, le politiche migratorie, certamente, subiranno un cambiamento, speriamo in meglio. Se da una parte gli italiani hanno bisogno di sentirsi sicuri in casa propria, dall’altra l’immigrazione deve essere immigrazione di qualità, che apporti al nostro paese reali benefici economici e sociali, e non sia un peso per il nostro welfare.

Giustizia

Il capitolo giustizia (penale) è quello – diciamo – più rognoso per il centrodestra, ciò perché qualsiasi cosa farà, sarà sempre letto come un qualcosa fatto in conflitto di interessi. Ma la verità è che la nostra giustizia richiede una profonda riforma che se da una parte responsabilizzi maggiormente la classe giudiziaria, dall’altra rafforzi il garantismo ed elimini le lungaggini processuali. Eppure, nonostante questa consapevolezza, ancora una volta sarà molto difficile che il centrodestra metta realmente mano alla giustizia, e introduca per esempio il principio di non appello delle sentenze di assoluzione (salvo chiaramente nuovi elementi di prova che dimostrino la responsabilità della persona assolta), malgrado Berlusconi lo abbia promesso. Come sarà difficile che vengano cancellate le riforme orribili di questa legislatura (mi riferisco in particolar modo alla modifica dei termini prescrizionali) e venga infine introdotta la separazione delle carriere tra PM e giudici. Qualsiasi tentativo di migliorare e rendere più civile la giustizia penale, verrà infatti vista dagli oppositori come un tentativo di creare sacche di impunità o di attaccare il potere giudiziario.

Scuola, natalità e famiglia

Se nel centrodestra si è pienamente consapevoli della necessità di cancellare la “Buona Scuola” o comunque di riformarla profondamente, affinché l’istruzione, soprattutto quella primaria, torni a essere il fiore all’occhiello dell’Italia e la famiglia torni ad avere un ruolo primario e determinante nell’educazione e nella formazione dello studente, ho dubbi che avrà la volontà di rivoluzionare un settore, come quello dell’istruzione, capace di creare tensioni e movimenti tellurici anche nelle più solide delle maggioranze. Tutto dipenderà dalla determinazione dei futuri governanti di correggere la bruttura legislativa partorita in questa legislatura. Quanto alla natalità, l’Italia vive il peggior periodo del suo inverno demogratico, e certo la soluzione non può trovarsi in un incremento dell’immigrazione (e men che meno nello ius soli). Dunque ci si chiede fino a che punto, la natalità sarà un tema dominante e centrale in un ipotetico governo di centrodestra, e fino a che punto ci sarà la volontà di avviare quelle politiche famigliari capaci di incrementare la popolazione italiana, attraverso politiche che favoriscano la natalità e tutelino conseguentemente la famiglia naturale quale mattone fondamentale della società. Permettetemi qualche dubbio.

Riforme costituzionali

Non da ultimo, il capitolo “riforme costituzionali”. Anche su questo tema, il centrodestra – qualora arrivi al governo – riuscirà a fare poco o nulla. In parte perché la procedura di revisione della Costituzione è più complessa, e in parte perché non esisterà quasi sicuramente una reale volontà di riformare in meglio la nostra Costituzione. Così, ancora una volta, il presidenzialismo sarà una vuota parola nei comizi e nei salotti televisivi, ma non vedrà mai la luce, nemmeno per una consultazione referendaria. Così come non vedrà mai la luce una riforma che rafforzi il concetto di famiglia naturale e quello che imponga una legge rinforzata o costituzionale per modificare la legge sulla cittadinanza o per introdurre e/o modificare le leggi cosiddette etiche (vita e famiglia) per le quali abbiamo assistito in questa legislatura a imposizioni fatte a colpi di fiducia; imposizioni che non hanno dunque tenuto conto della forte opposizione nel paese a queste leggi e della necessità che certe norme, per la loro capacità di incidere sulla vita e sulle relazioni sociali, devono trovare il più ampio consenso possibile.

Certamente – e qui bisogna essere chiari – la realizzazione del programma elettorale del centrodestra dipenderà soprattutto dalla forza della maggioranza in Parlamento. Maggiore sarà la truppa che il centrodestra porterà nella Camera e in Senato, maggiore sarà la probabilità che molte delle riforme promesse (non tutte) vengano fatte. Sicché, ancora una volta torna in auge il “voto utile” e l’idea che il consenso non debba essere disperso nelle mille sigle identitarie, sovraniste e patriottiche che affolleranno la scheda elettorale, le quali – al di là dei loro nobili intenti – per il loro peso politico rischiano di avvantaggiare solo il centrosinistra. 

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