La Grecia è la migliore ragione per fuggire dalla gabbia europea

Come vanno le cose in Grecia? Male. Molto male. Dopo sette anni, l’economia greca fatica a ripartire, e gli aiuti economici stanno per terminare. Nonostante la “cura da cavallo” – che poi non è stata altro che la svendita della Grecia agli speculatori della finanza globale – il popolo greco è ancora piegato dalla crisi. L’ultima misura (contestatissima), in ordine di tempo, è il pignoramento della prima casa. Molti greci si sono ritrovati con la casa pignorata e venduta all’asta nel momento in cui non sono stati in grado di pagare le rate del mutuo, che giocoforza non hanno potuto onorare per gli stipendi da fame, la disoccupazione e le varie riforme pensionistiche che hanno ridotto le pensioni a una vera e propria elemosina. 

Pochi sono i giornali che parlano della crisi greca, e quei pochi cercano di dissimulare la drammaticità della situazione, paragonabile solo a una guerra. I greci hanno vissuto una guerra sulla loro pelle, non una guerra combattuta con le armi, ma con la finanza; una guerra che ha spogliato il popolo greco della propria sovranità e dei propri beni. Moltissime proprietà pubbliche, in nome del risanamento e della demonizzazione del debito pubblico e della spesa pubblica, sono state infatti privatizzate e vendute al miglior offerente. Perché questo alla fine è il gioco ordoliberista eurista: rendere gli Stati schiavi della finanza e dominati dal mercato.

In Europa si dovrebbe trarre la giusta lezione dalla crisi greca: con l’euro non si scherza. Il sistema euro è stato creato per ingabbiare gli Stati europei in una visione dell’economia puramente ideologica, nella quale lo Stato nazionale non è al vertice della piramide della sovranità, ma si trova un gradino più in basso rispetto al mercato finanziario, che si trova invece al vertice. I sistemi costituzionali e democratici, in questo modo, vengono neutralizzati dalle bolle speculative, spesso create ad arte, per condizionare le scelte economiche e politiche dei governi nazionali, che giocoforza, un po’ per connivenza, un po’ per convenienza e un po’ perché costretti, sono indotti a cedere e ad attuare politiche austere, di tagli e di regressione sociale, necessarie per “risanare” i conti pubblici oggetto degli attacchi speculativi. L’obiettivo finale è infatti lo smembramento dello Stato.

Come ciò accada, in questo blog è stato più volte spiegato: si utilizza il debito pubblico, che per uno Stato sovrano, in realtà, non rappresenta un vero problema, mentre lo è per uno Stato semi-sovrano, e cioè uno Stato privo della sovranità monetaria ed economica. Ecco dunque che un debito pubblico denominato in moneta non sovrana, negoziato liberamente nei mercati finanziari, dove lo Stato non può in alcun modo riacquistarlo per mezzo della propria banca centrale, diventa una formidabile arma di ricatto contro quello Stato. Non fai come dico io? Non privatizzi e vendi i tuoi assets pubblici? Non riformi le pensioni alla mia maniera? Non tagli il welfare? Bene, in tal caso, facciamo salire lo spread, rendiamo i tuoi titoli pubblici spazzatura e ti distruggiamo. E siccome noi siamo i creditori, a quel punto sarai costretto a fare come diciamo noi. E quel paese la democrazia!

Questo è accaduto alla Grecia semi-sovrana. La quale, ha cercato di barare per entrare nell’esclusivo club dell’euro, ma è stata “sgamata”, pagandone le pesantissime conseguenze. Fosse rimasta sovrana, con la propria moneta (la dracma), probabilmente oggi i greci sarebbero stati benissimo: qualche svalutazione, un po’ di inflazione, ma nulla di realmente grave per l’economia greca. E invece hanno scelto l’euro, cercando però di aggirare i vincoli imposti dalla tecnocrazia europea. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’aggressione economica e finanziaria drammatica che forse ha il suo precedente in quel che accadde alla Germania dopo la fine della prima guerra mondiale, con il fallimento della repubblica di Weimar (che poi ha dato origine all’ordoliberismo, l’ideologia economica che oggi domina l’Europa). I titoli del debito pubblico greci sono diventati così spazzatura, e ad Atene è arrivata la Troika che ha imposto un piano di tagli e privatizzazioni senza precedenti, che – ormai è storia nota – ha ridotto la popolazione greca alla fame.

Rompere l’euro e questa Unione Europea dunque diventa ogni giorno di più una impellenza non rinviabile, perché la strada maestra per una vera Unione Europea che salvaguardi le identità e l’economia europea passa solo per una unione di Stati pienamente sovrani, legati da relazioni commerciali e umane che non pregiudicano la loro indipendenza e la loro sovranità. E per quanto riguarda l’Italia, è la nostra Costituzione a dirlo senza mezzi termini: la sovranità appartiene a noi, in quanto popolo italiano, e non già a un manipolo di burocrati europeisti che la esercitano senza nemmeno averne la legittimità politica. Riprendiamocela, prima che sia troppo tardi.

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