La Germania, con la vittoria di Macron, pensa a nuove cessioni di sovranità

Leggere l’intervista a Schauble su Repubblica, fa impressione. In primis, perché è palpabile la sua soddisfazione per la vittoria di Macron, che per certi versi accosta a J.F. Kennedy, omettendo – e sarebbe strano se fosse stato il contrario – come e perché Macron è diventato presidente della Francia. Non certo per fare gli interessi dei francesi, sappiamo. Ma per il ministro dell’economia tedesca, è una benedizione. Per noi, invece, e in particolar modo per i francesi, è invece una maledizione della quale ci renderemo conto presto.

Il ministro tedesco si reputa in totale accordo con Macron, e ciò dimostra e conferma questa grande voglia di rafforzare l’asse franco-tedesco in Europa. Di più, precisa che la cessione di pezzi di sovranità nazionale è fallita non per colpa della Germania o dell’Italia (figuriamoci!, da noi sono sempre pronti a cedere sovranità all’Europa), quanto della Francia, che si è sempre posta di traverso. Ma ora che a capo dell’Eliseo c’è un fedele tecnocrate europeista (che addirittura celebra la sua vittoria non con la Marsigliese, ma con l’Inno alla Gioia), non dovrebbe essere difficile rivedere i trattati, anche se poi Schauble non lo dice chiaramente, preferendo concentrarsi su eventuali azioni “intergovernative”, poiché a suo dire le modifiche dei trattati, attualmente (ma non in futuro), sono difficili.

Dunque ecco che arriva la bacchettata al nostro indirizzo: l’Italia deve impegnarsi di più. Deve cioè accelerare le riforme (neoliberiste), diminuire il costo del lavoro e, insomma, morire un poco alla volta. E qui afferma qualcosa che piacerà moltissimo ai neoliberisti: il debito non produce crescita, altrimenti la Germania crescerebbe meno degli altri, visto che non ha debito. Forse è vero; e in realtà, non è il debito in sé che produce crescita, ma è la spesa. Dalle mie rimembranze di economia politica, il debito riflette solo il risparmio privato, e in uno Stato in condizioni di piena sovranità, non rappresenterebbe un grosso problema (v. Giappone). Invece, logica vuole che senza spesa, nessuno compra e nessuno vende. Insomma, se tutti risparmiassero, chi comprerebbe e chi venderebbe? Soprattutto chi produrrebbe?

Ma sappiamo che l’Europa e la Germania sono dominati dalle teorie neoclassiche, che per essere realizzate richiedono il sacrificio dei molti per il vantaggio di pochi. E quei pochi per ora sono i tedeschi, che in Europa predicano rigore e risparmio, sicché la crescita tedesca non è data dalla maggior spesa, ma dalla minore crescita degli Stati potenzialmente concorrenti (Italia), costretti all’interno di parametri assurdi che hanno fatto crollare la domanda e hanno distrutto il loro tessuto produttivo. Ancora meglio: i tedeschi oggi vantano un enorme surplus commerciale (che si attesta intorno al 200 miliardi di euro), dato da un consistente flusso delle esportazioni (e qui ci sarebbe da dire parecchio). Sicché la Germania cresce, ma non importa o importa pochissimo, mentre esporta e vende i suoi prodotti (soprattutto nella UE e in USA), e dunque continua a crescere grazie ai nostri soldi. Vorrei ben vedere, se in questo stato di cose, con una moneta che riflette pienamente l’economia tedesca (l’euro), la Germania non possa permettersi il lusso di avere un basso debito pubblico e una bassa spesa pubblica. Grazie al pappo! Siamo noi che paghiamo al posto dei tedeschi, sotto forma di tasse e tagli, disoccupazione e demolizione del tessuto produttivo!

Qualcuno ora si domanda: ma allora è la Germania che vuole egemonizzare l’Europa! Che c’entrano le élite, che c’entra il mondialismo e la dissoluzione delle identità nazionali? C’entrano. La Germania è lo strumento attraverso il quale costruire un superstato europeo; è il paradigma ideale. La dissoluzione degli Stati nazionali, attraverso una cessione sempre più consistente di pezzi di sovranità alla tecnocrazia europea, rientra perfettamente nel disegno elitario, e le ambizioni tedesche di egemonia sul continente (in realtà, credo, mai sopite), rappresentano un ottimo propellente per favorire questo processo. Dunque, tutto ciò che accade in Europa, non accade per caso. La vittoria di Macron ne è la dimostrazione. Il processo di unificazione dell’Europa sotto la guida di una tecnocrazia ha infatti ripreso vigore grazie a questa vittoria. E l’intervista di Schauble, come le dichiarazioni di molti esponenti politici europeisti, compresi quelli nostrani, lo certificano. Ecco perché il fronte sovranista e identario non deve demordere. La prosperità del nostro paese non dipende dalle assurde regole dell’Unione Europea e certo non dal rigorismo tedesco, ma dalla nostra capacità di riprenderci il maltolto: la sovranità economica e politica. Ripresa quella, tutto il resto crollerà come un castello di carte.

 

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