La fermezza di Salvini e lo scarso amor patrio dei soloni e dei guru dell’accoglienza

Matteo Salvini ha rotto con il passato e ha reso l’Italia un po’ più forte e determinata e non più il paese che, nel silenzio dell’Unione Europea e dei partner europei, ha subito in questi anni un’ondata migratoria dall’Africa senza precedenti (si parla di circa 800 mila persone nel giro di cinque anni). Persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, non fuggono da nessuna guerra e che invero vengono attratte nel nostro paese dal miraggio del benessere che però non c’è. Migranti economici dunque, che in realtà – proprio perché tali – dovrebbero utilizzare i canali tradizionali per giungere nel nostro paese (con tutti i limiti e gli oneri conseguenti), e che invece cercano la via più breve e pericolosa: quella dei trafficanti di esseri umani, che così sulla pelle e sui sogni di questi poveracci ci fanno gli affari d’oro.

Il neo-ministro degli interni ha detto NO. Basta con queste ondate che si riversano sull’Italia. Ecco dunque la decisione di chiudere i porti: da oggi nessuna nave ONG (le organizzazioni umanitarie che soccorrono in mare gli immigrati) potrà attraccare in un porto italiano, ed è quello che è accaduto con la Aquarius, che proprio oggi è stata dirottata su Valencia (Spagna). Una determinazione che certamente nessuno si aspettava: né le ONG, né l’Europa (muta e silenziosa) né tanto meno i radical chic nostrani, che proprio in questo momento si stanno strappando i capelli, tanto sono sconvolti dal fatto che esista un Ministro dell’Interno che non si lascia irretire dalla narrativa trita e ritrita dell’accoglienza. Che, per carità, è sempre doverosa quando è necessaria, ma che non può essere sopportata solo dal nostro paese, come invero è avvenuto fino a oggi, con tutto quello che ne è conseguito in termini di costi per la collettività e di disagio sociale.

In questa confusione di idee, dove il buonismo è il primo complice dello schiavismo, quello che mi lascia sgomento è più che altro lo scarso amor patrio dei soloni e dei guru dell’accoglienza senza se e senza ma, quasi che questo benedetto paese non avesse già 60 milioni di persone, che qui ci sono nate e ci vivono, a cui dare un futuro, e fosse invece una terra brulla e semi-desertica da popolare con i primi che saltano la frontiera. Mi chiedo davvero se costoro abbiano mai pensato all’Italia come a una casa, che merita forse di essere protetta, coccolata e accudita, e che merita di essere preservata nella sua identità, nella sua cultura, nella sua economia e nei suoi equilibri. Io credo di no. A sentirli, per loro l’Italia come paese, come nazione, come cultura, non esiste (e anzi, è persino peccato mortale ipotizzare l’Italia come nazione): esiste solo uno Stato che deve essere schiavo dell’Europa e che non merita di essere considerato nazione con confini, leggi e regole sull’immigrazione.

Eppure è incontestabile che Salvini abbia fatto non bene, ma benissimo. Se è vero che nella sua qualità di Ministro dell’Interno egli abbia il dovere di difendere la sovranità italiana, di presidiare i confini del nostro paese e di dare preminenza agli interessi degli italiani (tutelandone la sicurezza), è anche vero che quel no rappresenta soprattutto un no a chi sfrutta le speranze e i sogni di milioni di diseredati, inducendoli ad affrontare un viaggio pericoloso, soprattutto per terra, pur di lucrarci su. Il diniego è soprattutto nei confronti di questa vergognosa tratta, ed è incredibile che oggi si accusi di razzismo e di scarsa umanità proprio colui che la vuole fermare.