La femministe che non acclamano la prima presidente del Senato donna

elisabetta-casellati-presidente-senatoCon settant’anni di ritardo, il Senato ha eletto la prima presidente del senato donna. Non già una presidentA, per usare le declinazioni “femminilizzanti” care alla Boldrini, ma “presidente”, come si addice ai nomi delle cariche pubbliche, che correttamente devono essere declinate al maschile, nonostante l’articolo determinativo debba o possa essere declinato al femminile (la presidente, anziché il presidente).

Eppure, nonostante questo risultato davvero storico (soprattutto se pensiamo che la prima presidente donna della Camera venne eletta nel 1979 – Nilde Iotti), nessuna femminista si è alzata e ha applaudito, né certo abbiamo letto oggi opinioni lusinghiere ed esaltanti su Elisabetta Casellati. Che semmai è vista non già come la prima donna che siede sullo scranno più alto del Parlamento, bensì come la fedelissima di Berlusconi, e dunque immeritevole di qualsiasi considerazione che non sia quella che normalmente i media e certi commentatori riservano a chi è un alleato o un fedele del Cavaliere.

Domanda: cosa sarebbe accaduto se sulla seggiola della seconda carica dello Stato fosse salita una donna di sinistra? Magari la Bonino? Sono certo che, a quel punto, i media nostrani si sarebbero sperticati e sbucciati le mani e le ginocchia per incensare l’elezione storica. I titoloni dei giornali avrebbero santificato la presidente donna per giorni e settimane, e i salotti radical chic, il mondo femminista e tutto l’apparato liberal progressista, avrebbero esaltato questa elezione come straordinaria e unica.

Purtroppo nulla di tutto questo. I media oggi, dando la notizia della elezione di Elisabetta Casellati, hanno soprattutto sottolineato il suo essere una fedelissima di Berlusconi. Addirittura il Fatto fa un escursus non proprio lusinghiero e amichevole sulla vita politica della presidente a fianco del Cavaliere. Insomma, un’elezione storica sì, ma non per la sinistra e il mondo radical chic.

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