La civiltà occidentale è già morta, solo che ancora non lo sa

civilta-occidentale-morta-rovineAll’indomani degli attentati terroristici che hanno insanguinato l’Europa e che proseguono anche in altre parti del mondo, prendendo di mira soprattutto gli occidentali e i cristiani (vedi la strage in Egitto), i commentatori – almeno quelli più arguti – si sono domandati se questi attentati (di matrice islamica) e i presupposti sociali che hanno permesso di compierli, dimostrino che l’Occidente è una civiltà in lento, ma inesorabile declino.

La realtà è più drammatica di quel che si creda. L’Occidente non è una civiltà in declino; l’Occidente è una civiltà già decaduta e in decomposizione. E i sintomi della sua decadenza (in realtà, come spesso ho detto, scientificamente pianificata), si notano nelle reazioni scomposte e ambigue conseguite agli attacchi terroristici. Ai forzati distinguo, ai tentennamenti e persino ai maldestri tentativi di attaccare chi, in un modo o nell’altro, da anni denuncia i pericoli insiti in una politica tollerantista priva di spirito critico, cercando così di rivoltare la frittata a danno di quel che resta dell’Occidente: la colpa non è di chi compie gli attentati terroristici, ma è nostra che non siamo capaci di integrare.

La nostra civiltà, intesa come civiltà occidentale, è dunque in uno stato di morte cerebrale. Sopravvive il guscio vuoto delle sue strutture politiche, le cosiddette democrazie, che però sempre meno riflettono la volontà degli elettori, e sempre più quella dei grandi potentati e delle élite che vogliono questa morte. Sicché, l’Occidente, come bagaglio di valori e cultura millenaria, come baluardo di vera e autentica libertà, è solo una foto sbiadita nell’album dei ricordi del ventesimo secolo. Persino la Chiesa Cattolica ha tirato (più o meno coscientemente) i remi in barca e si è lasciata intaccare e sedurre dalla decadenza, dalla secolarizzazione laicista e peggio dal sincretismo, rinunciando alla sua missione: evangelizzare.

Da questa riflessione consegue che il pericolo per l’Europa non è tanto l’Islam in quanto tale, ma è la nostra volontà di autodistruzione e di negazione di quel che siamo e da dove veniamo. Siamo noi, con la nostra smania di negare i nostri valori, i nostri principi e la nostra identità (riducendo il tutto a un affare di denaro e diritti fittizi), i veri distruttori della civiltà occidentale e dunque di noi stessi.

Del resto, ogni giorno, riduciamo sempre di più i nostri spazi vitali e cancelliamo porzioni di storia e conquiste di civiltà, alimentando una visione nichilista, laicista, buonista, politicamente corretta e materialista dell’esistenza, cercando ossessivamente di adattare i fatti ai desideri, e trasformando poi questi ultimi in diritti. In questo contesto, quegli spazi dismessi vengono inesorabilmente occupati da altri valori, usi e tradizioni a noi normalmente estranei. Così, se da una parte, aree sempre più vaste della nostra civiltà scompaiono e si trasformano i strutture di sale, che crollano al primo smottamento, dall’altra, altrettante aree sempre più vaste, vengono conquistate e riconvertite in strutture d’acciaio, aliene al nostro modo di vivere e di concepire la vita e i rapporti sociali.

Ecco perché possiamo ritenere la civiltà occidentale già vinta. In sé nutre il cancro laicista che la corrode dall’interno, la scava, fino a farla crollare su se stessa. In realtà, viviamo e agiamo sopra un cumulo di macerie che ricordano pallidamente quel che eravamo e quello che mai più saremo. Siamo i fantasmi di noi stessi, e come tali, davanti ai fatti drammatici come le azioni terroristiche vicine e lontane, inconsistenti e nulli.

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