La Chiesa lo dica chiaramente: l’Europa deve farsi colonizzare

chiesa-colonizzazione-conquistaSono lontani i tempi nei quali Papa Giovanni Paolo II chiedeva all’Europa di riconoscere la cultura giudaico-cristiana tra i valori fondanti dell’Unione Europea. Richiesta respinta, quasi sdegnosamente, dagli interessati. Questa fu la prima avvisaglia che stava nascendo un’Europa senz’anima, che per miope calcolo politico intendeva negare l’apporto fondamentale e direi genetico della cristianità alla civiltà occidentale. Oggi, i popoli europei sono più consapevoli del madornale errore, pur non potendo far nulla per cancellarlo, e ciò a causa di una classe politica che non intende porre rimedio, e che anzi dolosamente persiste.

I tempi sono cambiati, e lo sono anche per la Chiesa stessa. Il Papa non è più il grande Giovanni Paolo II, né il mite Benedetto XVI, ma è Papa Francesco. Con lui la Chiesa è diventata qualcosa di diverso. Con il suo papato, il Vangelo è stato messo in secondo piano ed è emerso con forza il papismo di cui si nutrono i detrattori dei valori cristiani. Questo Papa ama parlare di clima, di accoglienza, di costruire ponti e non muri e via dicendo. Apparentemente tutte cose buone (anzi buoniste), che però nella pratica si trasformano in un inquietante smarrimento per i cristiani, in una confusione dottrinale e pastorale senza precedenti, e nella sensazione poco piacevole che la cristianità stia tirando i remi in barca e si stia arrendendo alla secolarizzazione e alla protestantizzazione.

La Chiesa di oggi non difende più con forza e vigore la cristianità, le radici cristiane dell’Europa, la civiltà cristiana. Difende semmai un’idea di cristianesimo di tipo sincretista e secolarista; un’idea nella quale non prevale e domina la Verità cristiana, bensì la necessità di rinunciare a essa per dialogare con le altre “fedi”. In questo perverso gioco di auto-annullamento, parlare di difesa della cultura e dell’identità cristiana, è quasi una bestemmia che la Chiesa stessa rifugge; roba da conservatori cristiani, ancora affezionati alla messa tridentina, e non più in linea con la realtà odierna, quasi che sia Dio a doversi adattare agli uomini e non viceversa.

Eppure è chiaro che la strada intrapresa è dissolutiva della cristianità in Europa e ipoteca il nostro futuro. Perciò ci si domanda perché la Chiesa non lo dice chiaro e tondo: vogliamo farci colonizzare culturalmente e politicamente. Vogliamo che la cristianità non sia più il faro di luce in questa Europa; vogliamo che sia una delle tante religioni nel brodo multiculturalista e laicista. Vogliamo che non si parli più di radici cristiane, di passato cristiano, di Natale come celebrazione della nascita di Cristo, ma come festa delle luci o festa del solstizio d’inverno dominato dalla figura commerciale di Babbo Natale, perché prima di tutto viene il rispetto per le altre fedi, che non devono essere offese dalla cristianità.

Non so se tutto ciò sia davvero cristiano o risponda ad altre esigenze. Non so se Cristo abbia inteso che l’accoglienza contemplasse il rinnegare la propria cultura e la propria identità; soprattutto però la Verità che egli ha rivelato al mondo. Nei secoli, molti cristiani sono morti per testimoniare Cristo, e oggi invece chi dovrebbe testimoniare la Rivelazione, anche a costo di risultare impopolare e poco corretto, afferma che per accogliere dobbiamo nasconderla e peggio annacquarla nel mare magnum delle fedi arcobaleno, nel sincretismo religioso e nel mondialismo distorto. Eppure, chi ha fede lo sa per certo: nonostante questa deriva autodistruttiva, le tenebre nella Chiesa non prevarranno.

  Commenta
E' stato un post interessante?0No0