La bandiera dell’impero tedesco scambiata per una bandiera neonazista

A pochi mesi dal voto, il tema principale della campagna elettorale riguarda le fake news. In particolare, la sinistra, consapevole del tonfo che subirà alla prossima tornata elettorale (e vorrei ben vedere dopo i disastri combinati negli ultimi cinque anni), mette le mani avanti e punta il dito contro il pericolo che la consultazione venga influenzata da quelle che vengono definite “bufale”: notizie che alcuni siti, dediti al click baiting, diffondono, spinti dal facile guadagno e dalla presunta (perché ancora tutta da provare) propaganda russa. E a far da megafono a questo sospetto, immancabilmente, l’informazione mainstream nazionale.

Peccato però che fino a oggi, le uniche fake news meritevoli di essere considerate tali, sono quelle che, urbi et orbi, paventano il ritorno del bau bau nazifascista. Gruppetti neonazi che fino a ieri erano considerati meno di nulla, e che hanno consensi pari a nulla, oggi vengono dipinti come un grave pericolo per la democrazia. Ed esiste chiaramente una ragione, perché improvvisamente groppuscoli insignificanti di teste rasate, salgono alla ribalta dell’informazione nazionale e diventano un pericolo reale per la democrazia, e quella ragione si trova nella perdita, quasi emorragica, di consensi a sinistra, sicché si cerca disperatamente un collante che suturi la ferita e fermi l’emorragia (e quale collante è meglio della retorica antifascista?). Il che denota, ancora una volta, una verità inconfessabile: la sinistra non è capace di autocritica, non è capace di ammettere i propri errori e i propri limiti culturali e ideologici, e non è capace di cercare le vere ragioni del proprio fallimento, che non ha origine nelle presunte bufale diffuse dal complottismo dozzinale di “destra”, ma nel fatto che le sue politiche ideologiche hanno svenduto il paese ai poteri forti, all’eurocrazia, lavorando alacremente, peraltro, per la demolizione dell’identità nazionale, dei valori del patriottismo e dell’interesse nazionale.

Ecco dunque le vere fake news: quelle che cercano di propagandare e spostare consensi, interpretando partigianamente un fatto di cronaca per renderlo quello che non è. Così, in dispetto alla storia, un vessillo imperiale, appeso sulla parete dell’alloggio di un militare, in uso all’Impero Germanico fino al 1918 (e dunque in un periodo antecedente all’avvento del nazismo), diventa improvvisamente un vessillo neonazista. E perché questo? Non perché quel vessillo abbia un qualche rapporto storico e ideologico con il nazismo (così è invece per la croce uncinata con gli uncini in senso orario), quanto perché, in Germania, qualche groppuscolo neonazista lo sventola (ignorantemente) nei propri turpi raduni, non potendo sventolare la bandiera nazista, e perché nel 1920 i primi nazisti lo utilizzarono in chiave anti-Weimar, per accattivarsi le simpatie dei nostalgici dell’impero, salvo poi vietarne l’esposizione (reato passabile per le armi) una volta saliti al potere. Quel vessillo, dunque sta al nazismo come il fascio littorio, decontestualizzato e presente peraltro in vari stemmi, sculture e monete di mezzo mondo, sta in esclusiva al fascismo. 

L’antistoricità, l’anacronomismo storico per comodo ideologico, la storia partigiana, queste sì sono (purtroppo) le vere fake news dalle quali bisogna difendersi. E questo perché, per l’uomo medio sono difficilmente distinguibili dalla verità e dalla realtà storica, in un contesto dove costui ripone parecchio e forse eccessivo affidamento sui flussi di informazione veicolati dai canali ufficiali, notoriamente legati all’estabilishment e ai poteri che dominano e influenzano le scelte politiche di una nazione.

E’ chiaro dunque che il giovane militare che ha esposto quella bandiera, al di là dei convincimenti personali, non ha commesso certamente alcun reato, né a mio avviso, ha commesso alcun illecito disciplinare. Egli ha esposto un vessillo storico, che nulla ha a che vedere con il (neo)nazismo, se non nella partigiana lettura che di questo viene data da coloro che sono interessati a farlo apparire tale. Del resto, togliendo la bandiera imperiale germanica, e sostituendola con la bandiera della vecchia Unione Sovietica o della Confederazione Americana (peraltro pure questa controversa), o se vogliamo di qualsiasi altra vecchia potenza del diciannovesimo secolo, sono pronto a scommettere che nessuno si sarebbe scandalizzato, e la notizia non avrebbe meritato neanche un trafiletto nella cronaca locale.

  Commenta
E' stato un post interessante?00
Ultimi PostPost CorrelatiI più letti