Ius soli. Si può dire che il pericolo è scampato? Forse sì o forse…

ius-soliIl PD giura che verrà discusso e approvato, ma la realtà non è così semplice, e nel palazzo sanno perfettamente che la legge ormai ha già un piede nella fossa. Viene lasciata lì sullo sfondo solo per alimentare il già flebile dialogo con la nuova sinistra di Grasso, ma tutti sono convinti che questa legge abnorme e irricevibile sotto molti punti di vista, non troverà la luce, perché in realtà a nessuno – e certamente non al PD in caduta libera – conviene. Non conviene agli italiani, che da questa legge trarrebbero solo immensi danni, e non conviene al partito di Renzi, che qualora venisse approvata con una forzatura, vedrebbe crollare ulteriormente i consensi, che ormai si attestano in una forbice tra il 23 e il 20%.

Queste sono le ragioni per le quali il ddl è stato messo in fondo alla lista degli ordini del giorno del Senato. Il vessillo c’è, ma non (fortunatamente) la volontà reale di approvarlo. Il PD ha preferito concentrarsi su un provvedimento (altrettanto insulso) che aveva più chance di essere approvato: il biotestamento. Legge che ho commentato nel mio precedente articolo e che mira a introdurre, seppure surrettiziamente, l’eutanasia.

Dunque pericolo scampato? In realtà non proprio. Tutto dipende da come si evolverà il quadro politico nelle prossime settimane, e dalla velocità con la quale verranno affrontati i successivi ordini del giorno al biotestamento. Se l’addio di Alfano, annunciato ieri, può rafforzare ancora la decisione di AP di non votare la legge sullo ius soli, per tentare un aggancio con il centrodestra (che aveva posto il veto solo per Alfano), è anche vero che l’addio di Pisapia, proprio in polemica con il PD – reo di non aver messo al primo punto dell’ordine del giorno lo ius soli – potrebbe indurre Renzi a giocare la carta della cittadinanza facile (con un cambiamento dell’ordine del giorno), per recuperare l’alleato o comunque per impedire che finisca nelle mani della sinistra di Grasso.

Ma l’ultima parola sul destino dello ius soli, paradossalmente, ce l’ha il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il Presidente è intenzionato a chiudere la legislatura dopo le vacanze natalizie (forse già nel discorso di fine anno potrebbe dichiarare chiusa la legislatura), e se questa intenzione verrà confermata, salvo sorprese in queste due settimane prenatalizie, lo ius soli potrà definitivamente essere dichiarato morto. Ma qualora il presidente della Repubblica decidesse di ritardare lo scioglimento delle camere e posticipare il voto a maggio, la partita sulla cittadinanza facile potrebbe riaprirsi pericolosamente.