Ius soli rimandato. Abbiamo vinto la battaglia, ma la guerra è ancora in corso

Il Governo Gentiloni ha preso la decisione più giusta e forse, obtorto collo, anche l’unica possibile: archiviare lo ius soli. Niente legge sulla cittadinanza “regalata” agli immigrati. Almeno per il momento, visto che se ne riparlerà in autunno. Ma è chiaro che l’autunno è un brutto periodo per il Parlamento, e dunque – a meno che Alfano non decida di votare la fiducia su questo provvedimento – difficilmente questa legge vergognosa vedrà la luce. Certo, i colpi di mano sono sempre possibili, e ormai questa maggioranza ci ha abituato alle imposizioni di leggi ideologiche e dannose per il popolo italiano, ma è innegabile che il messaggio è arrivato chiaro e forte: i cittadini italiani non vogliono lo ius soli. La legge sulla cittadinanza va bene così com’è.

Non tutti, ovviamente, sono felici. La sinistra rosica, e con lei purtroppo alcuni settori della Chiesa: non riescono ad accettare l’idea che gli italiani, nella stragrande maggioranza, non volevano questa legge. Parlano di legge di civiltà che non è passata, ma io mi chiedo: cosa ci può essere di “civile” in una legge che voleva regalare la cittadinanza ai figli degli immigrati con cinque anni di elementari? Per farne cosa poi? Perché? Chi è nato in Italia è ci vive fino alla maggiore età, oggi diventa cittadino italiano senza alcun problema. Fare in modo che la prenda prima, con cinque anni di scuola elementare e senza nemmeno il requisito di essere nato nel nostro paese (ius culturae), è irrazionale ed è poco rispettoso del popolo italiano, che oggi paga il pesante scotto di politiche immigratorie scellerate e ideologiche.

Fortunatamente gli italiani non sono cascati nella trappola e si sono ribellati, soprattutto sui social, costringendo l’attuale maggioranza (che ormai non è più maggioranza nel paese) a ritirare il provvedimento, seppure ufficialmente in via temporanea. Non so se davvero a settembre od ottobre, riuscirà a tirarlo nuovamente fuori dal cassetto. Proprio in vista di quella eventualità dobbiamo restare vigili. La cittadinanza non si regala con cinque anni di elementari e certo non per permettere a chicchessia di fare l’erasmus. La cittadinanza è preziosa, e l’unico tesoro che noi italiani ancora possediamo per difenderci dal globalismo, dal terzomondismo e da un processo che mina la nostra identità culturale e politica, anche per l’incoscienza ideologica dei nostri governanti. Il vero patriota ha dunque il dovere di difenderla e di difendere i confini nazionali, la patria, la sovranità, ma anche la cultura e l’identità nazionale. Per ora abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra (feroce) è ancora in corso.

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