Ius soli. Ecco come si diventerà cittadini. E non c’è da stare allegri

ius-soli-cittadinanza-italianaIn questo blog ho parlato in diversi articoli dello ius soli, ma non ho mai approfondito, dando per scontato che il lettore conoscesse la norma nei suoi principali capi. Tuttavia, mi sono giunte email che mi hanno chiesto di esplicare quanto meno i punti salienti della disciplina, qualora questa venisse approvata. Esiste infatti molta propaganda (soprattutto dei media mainstream) pro-iussoli che mira a confondere gli italiani sull’esatto contenuto della norma.

In primo luogo, devo affermare che la norma prevede due nuove tipologie di acquisto della cittadinanza e non solo una. Infatti, giornalisticamente si parla di ius soli, ma la realtà è che questa legge introdurrà sia lo ius soli “temperato” (si fa per dire) e sia lo ius culturae. In altre parole, il minore straniero acquisterà la cittadinanza o perché nato in Italia o perché, quand’anche nato in un paese straniero, ha frequentato in Italia un ciclo scolastico.

Lo ius soli

Il vero e proprio ius soli è previsto dall’art. 1, b-bis) della legge 91/92, così come novellato dal DDL in esame al senato. Precisamente la norma stabilisce:

… chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, o sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 …

Praticamente, perché il figlio dello straniero abbia diritto di ottenere la cittadinanza italiana, costui deve essere residente in Italia da almeno cinque anni. Così prevedono le leggi richiamate nel b-bis). E vista la relativa facilità con la quale questo permesso viene rilasciato, richiedendo come requisito l’aver soggiornato nel territorio per almeno cinque anni, direi che l’ottenimento della cittadinanza concessa attraverso questo criterio non è poi così impossibile. Dico quasi, perché comunque il permesso di soggiorno permanente, per essere concesso, prevede comunque una conoscenza minima dell’italiano e un reddito minimo.

La legge peraltro aggiunge un comma 2-bis all’art. 1, che prevede la possibilità per il maggiorenne che abbia i requisiti e per i quali i genitori al momento della nascita non abbiano richiesto la cittadinanza, di richiederla entro i due anni dal compimento della maggiore età.

Lo ius culturae

Ma il peggio non è la norma appena citata, ma i successivi comma 2-bis, che introdotto nell’art. 4 della legge 91/92 e il comma f-bis introdotto nell’art. 9 della medesima legge:

2-bis “… Il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che, ai sensi della normativa vigente, ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso medesimo…“;

f-bis “… allo straniero che ha fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, ivi legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato regolarmente, ai sensi della normativa vigente, nel medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale con il conseguimento di una qualifica professionale…

Dunque, secondo questa norma, anche uno straniero che entra nel territorio prima del compimento della maggiore età può diventare cittadino italiano se frequenta il ciclo scolastico di cinque anni, ovvero un corso triennale o quadriennale idoneo a ottenere una qualifica professionale. Qui, la cittadinanza è davvero regalata, perché l’unico vero limite è il ciclo d’istruzione (che può essere addirittura triennale). Infatti, se da una parte la norma sullo ius culturae pone il limite dell’ingresso in Italia prima dei dodici anni, dall’altra offre una scappatoia, ponendo come unica condizione l’essere residente in Italia da almeno sei anni. Non solo, nel secondo caso, la norma è rivolta in modo specifico ai maggiorenni.

Chiaramente uno scempio e un’assurdità che scinde italianità e cittadinanza italiana, rendendo quest’ultima una mera incombenza burocratica, legata a un ciclo scolastico praticamente basilare che non garantisce né assimilazione, né naturalizzazione e certo non integrazione. Del resto, per semplificare, basterà un corso professionale per diventare saldatore, e si diventa cittadini. Ditemi voi, se questa è una legge seria.

La sanatoria. Ottocentomila i naturalizzati

Ma l’aspetto inquietante di questa legge è il fatto che renda cittadini retroattivamente chi, al momento della sua entrata in vigore, abbia i requisiti richiesti e non abbia ancora compiuto vent’anni. In altre parole, tutti i minori e i maggiorenni che per una ragione o per l’altra rientrano nella previsione normativa, di colpo si ritroveranno cittadini italiani con diritto di voto e dunque con la possibilità di condizionare gli esiti delle prossime consultazioni elettorali. Tanto che sul punto, sono “interessanti” i dati della sanatoria ai sensi dell’art. 3 del DDL. Secondo Il Giornale – che cita Repubblica – al 2016, i minori stranieri presenti in Italia sono 1 milione. Ebbene, 800 mila di questi, diventeranno “italiani” grazie a questa legge. Non solo. Ogni anno, saranno 60 mila i minori naturalizzati, grazie allo ius soli e allo ius culturae. Un vero e proprio stravolgimento sociale, se teniamo presente che il dato della natalità italiana è purtroppo ai minimi storici. Il nostro paese, se la legge non verrà abolita da un referendum o da un Governo di colore diverso, nel giro di dieci anni cambierà completamente volto e la nazione italiana si dissolverà.

Uno sguardo agli altri paesi

A sostegno della propaganda per lo ius soli, i media mainstream citano i paesi stranieri. Ma la realtà è che lo ius soli e lo ius culturae sono criteri poco diffusi (se non marginali) per l’acquisto della cittadinanza. Sono davvero pochi i paesi che li adottano e con diverse restrizioni per giunta, e quasi tutti sono paesi nati dall’immigrazione (come USA, Canada e Australia) o con un passato coloniale, come Francia e Gran Bretagna. La stragrande maggioranza dei paesi del mondo utilizza infatti il criterio dello ius sanguinis, perché da una parte tutela l’identità nazionale e la coesione sociale determinata dalle radici comuni, e dall’altra garantisce una migliore integrazione dello straniero, che arriva alla cittadinanza solo e se realmente integrato nel tessuto sociale.

Per chi vuole, metto a disposizione il DDL completo, all’esame del senato

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