Se l’Italia è un paese fra i meno omofobi del mondo

Diffido della parola “omofobo”, perché è un neologismo artificioso che può nascondere in sé il germe dell’intolleranza verso chi la pensa in modo diverso rispetto alla narrazione politicamente corretta e conformista. Omofobo è infatti un termine che oggi esprime un’accusa senz’appello nei confronti di chi, soprattutto, pone al centro dell’azione sociale, della vita quotidiana e della realizzazione della persona nella sua dimensione individuale e collettiva, l’interazione biologica e affettiva uomo-donna e l’idea di famiglia come relazione uomo-donna-prole. Sicché non sono omofobi solo coloro che offendono gli omosessuali o li discriminano (e in questo senso, più che di omofobia dovrebbe parlarsi di idiozia), bensì anche coloro che pur non offendendoli né discriminandoli, comunque ritengono che al centro della vita umana, anche e soprattutto per ovvie ragioni biologiche, ci sia la relazione uomo-donna e la famiglia naturale.

Ma le patenti omofobe, che vengono date con tanta facilità a chi null’altro fa che difendere e ragionare sull’ovvio, se da una parte non aiutano certamente le persone omosessuali a essere meglio accettate nella società (anzi, l’effetto quasi sempre è di reazione), dall’altra creano un clima di caccia alle streghe che poi si riflette in modo assolutamente deleterio e pericoloso sul piano politico e legislativo. Ecco dunque che vengono partorite iniziative pericolose come il DDL omofobia, il cui effetto, qualora diventasse legge, sarebbe quello di mettere il “bavaglio” a chi non si conforma alla narrazione dominante, riducendo ancora di più quei margini di libertà di pensiero e di parola che già ogni giorno si fanno sempre più stretti.

La verità è che in Italia non esiste un’emergenza omofobia, come invece qualcuno vorrebbe farci credere, e solo perché l’obiettivo, neanche tanto malcelato, è promulgare una legge che impedisca di affermare la naturalità del rapporto uomo-donna e l’esigenza che un bambino abbia un padre e una madre (asserzioni queste che qualora esistesse una legge anti-omofobia, potrebbero essere, non a caso, considerate di per sé “omofobe”). Lo dicono i dati, e le fonti sono assolutamente insospettabili, come riporta il giornalista, Giuliano Guzzo, sul suo blog: 

Utili riscontri in questo senso provengono dal Global Attitudes Survey on LGBTI 2016, maxi indagine dell’ILGA – acronimo che sta per International Lesbian and Gay Association, non proprio un’associazione tacciabile di omofobia – effettuata a livello globale in oltre cinquanta Stati per un totale di 96,331 persone interpellate. I quesiti con i quali questa ricerca globale – i cui esiti sono sintetizzati in un report di una dozzina di pagine – è stata condotta, erano finalizzati a rilevare, sondando le opinioni di almeno 700 soggetti per Paese, gli atteggiamenti verso punibilità dell’essere LGBTI, la considerazione dell’attrazione omosessuale quale fenomeno del mondo occidentale, e l’atteggiamento rispetto alla possibilità di avere un vicino di casa con tendenze omosessuali.

Ebbene, come evidenziano i dati citati, l’Italia è costantemente fra i paesi con una maggiore apertura mentale rispetto al tema omosessuale. Sicché, per esempio, in ordine al primo quesito (la punibilità dell’essere LGBTI), ecco che solo l’11% degli italiani è favorevole, contro il 13% degli spagnoli, il 15% degli olandesi, il 17% dei francesi e il 22% degli inglesi, tenendo pure presente che in questi paesi esistono leggi anti-omofobia piuttosto severe. E che dire del quesito sull’atteggiamento rispetto alla possibilità di avere un vicino omosessuale? Ebbene, solo il 22% degli italiani avrebbe un atteggiamento negativo (in USA, il 21%, mentre in Gran Bretagna, paese estremamente liberal in fatto di omosessualità, l’atteggiamento negativo è addirittura del 26%).

Dunque di che parliamo esattamente, quando qualche politico evoca l’urgenza di una legge contro l’omofobia? In realtà, l’Italia non ha affatto bisogno dell’ennesimo reato di opinione, e ciò è anche confermato dal fatto che nel nostro paese esistono già le leggi penali che puniscono chi si rende autore di comportamenti discriminatori o razziali nei confronti degli omosessuali, ed esistono pure le sentenze che le applicano.

  Commenta
E' stato un post interessante?0No0