Israele e BDS. Dalla parte (questa volta) di Thom Yorke contro Roger Waters

roger-waters-thom-yorke-bds-israeleRoger Waters, ex-leader dei Pink Floyd, un po’ sopravvalutato e mitizzato, soprattutto dai fan, di cui io stesso faccio parte, anche se con uno spirito un po’ più critico nei confronti delle doti artistiche del bassista. Roger Waters, il quale, da qualche tempo si spende in una folle campagna contro Israele e in favore dei palestinesi (BDS e Artists for Palestine UK); campagna che, puntualmente, accusa Israele di segregare i palestinesi. Roba da Pallywood, che naturalmente è portata avanti e propagandata da una buona parte dei media, degli artisti e dei politici liberal e progressisti, soprattutto in Europa, terra nella quale – ormai è assodato – la forte presenza islamica ha fatto perdere la bussola della storia a qualcuno.

Thom Yorke, d’altro canto, oltre a non entusiasmarmi musicalmente, ha idee parecchie distanti dalle mie. Del resto, è un divo del rock in odore di radical chiccherismo né più né meno di Roger Waters. Non a caso, in polemica proprio con Waters, afferma candidamente che le divisioni e non il dialogo producono i Netanyahu, le May e i Trump. Roba da far venire i cappelli bianchi e da far cadere i santissimi. Ma tant’è… Essere artisti, del resto, oggi pare richiedere necessariamente la fede liberal, mondialista e propal. E Yorke sembra non fare eccezione alla regola.

Detto ciò, è comunque indubbio che, al di là delle discutibili idee politiche, costui comunque abbia avuto l’assennatezza di dire NO all’invito di Waters e di altri quarantonove artisti (quelli del Artists for Palestine UK) di annullare il concerto a Tel Aviv, per protestare contro – dicevo – la “segregazione” dei “poveri” palestinesi. Le ragioni le ho già anticipate: dire NO, crea divisioni e impedisce il dialogo. Dunque, i Radiohead (di cui Yorke è leader), suoneranno comunque in terra israeliana. Decisione che ha infastidito il buon Waters, che si lagna del fatto che Yorke non ha voluto parlare con lui.

Che dire? Diamo atto di questo inaspettato “coraggio”, benché le ragioni di Yorke sanno tanto di un colpo al cerchio e uno alla botte, con una legittima attenzione al portafogli. Ma di questi tempi, pretendere di più è davvero impossibile. Così se sarà pure vero – come dice Roger Waters – che molti artisti, in USA, non hanno il coraggio di esprimere la loro posizione anti-israeliana per paura di essere additati come antisemiti, è probabilmente vero che la stragrande maggioranza degli artisti di tutto il mondo non si esprime in merito, forse perché non condivide una battaglia ideologica, basata su un castello di colossali balle, soprattutto storiche e geografiche.

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© Foto di By Alterna2 http://www.alterna2.com [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons
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