Immigrazionismo e Unione Europea. Una sinergia non casuale

immigrazionismo-unione-europeaBisogna accogliere gli immigrati. Questo è il leit motiv dei sacerdoti del politicamente corretto nostrano, che giustifica e fonda l’ideologia immigrazionista. Eppure è indubbio che le ragioni più intime dell’immigrazionismo non sono dettate dai sentimenti di altruismo e di fratellanza universale, come la narrativa ufficiale vorrebbe farci credere attraverso le fiction e le belle testimonianze proposte dai media, bensì rispondono a questioni meramente economiche e politiche legate principalmente all’Europa e al globalismo (in questo solco, peraltro, si incardina anche la tematica sullo ius soli).

L’idea di fondo dell’Unione Europea – sappiamo – è creare un mercato unico, un grande mercato in cui vigono le regole del neoliberismo economico, privo di regole sociali e improntato a una dinamica delle relazioni economiche ferocemente antistatalista. Un sistema sociale complessivo nel quale lo Stato sociale è ridotto al minimo, se non addirittura abrogato. Un sistema in cui l’economia è governata dai gruppi oligarchici, i quali, attraverso le regole del mercato globale, vuotano e sterilizzano i meccanismi democratici, considerati ostruttivi del libero profitto e della libera speculazione.

Questo grande mercato, per essere altamente concorrenziale in un mondo globalizzato e dominato dalle potenti oligarchie, necessita di un grande sviluppo tecnologico in cui l’elemento etico sia marginalizzato o annientato, richiedendo, oltremodo, manodopera e professionalità a bassissimo costo (per essere concorrenziale con le altre macro-aree economiche). Non solo, tale mercato necessita anche che vengano superate le barriere nazionali, gli identitarismi, i tradizionalismi, gli usi e le culture che in un certo senso, nel ‘900, avrebbero frenato e condizionato la libera circolazione di capitali e persone, costruendo una sovrastruttura di tutele sociali considerate intollerabili.

Tutto deve essere ridotto e condensato nella teologia dell’individualismo, che si riflette inequivocabilmente nel riconoscimento opportunistico dei diritti cosmetici, quali il diritto dei consumatori e i cosiddetti diritti civili, i quali sostituiscono (e suppliscono) abilmente i diritti sociali (progressivamente vuotati e annullati), esaltando da una parte la dimensione egoistica e merceologica della persona, e dall’altra deprimendo quella collettiva, famigliare e sociale.

In questo contesto, l’immigrazionismo, inteso come apologia dell’accoglienza, senza alcuna regola e alcun filtro, di masse di immigrati economici, persegue una serie di specifici obiettivi: rompere la coesione sociale, abbattere il rapporto di solidarietà nazionale e massificare e ghettizzare i popoli attraverso la conflittualità etnica. Il tutto per creare masse di individui, privi di identità nazionale, che mirino solamente al soddisfacimento del proprio interesse personale ed egoistico, anche e soprattutto in concorrenza fra loro in una deprimente gara al consumo. Con lo scopo precipuo di concorrere al rafforzamento del mercato neoliberista, ciò perché la concorrenza individualistica al ribasso abbatte verticalmente il costo della manodopera, mentre l’accesso in massa dei diseredati allo Stato sociale desovranizzato, rende lo stesso eccessivamente oneroso tanto da giustificare tutte quelle politiche dei tagli più volte attuate o annunciate.

La cartina di tornasole dell’immigrazionismo è rappresentata dalla scarsa propensione della classe politica dominante ad attuare incisive politiche per favorire la natalità autoctona. L’idea di fondo è in realtà disincentivare la demografia locale (politiche deflattive della demografia), per favorire una velocizzazione dei processi di innesto nel territorio delle popolazioni immigrate (più propense a fare figli), onde sterilizzare e/o neutralizzare con maggiore incisività l’identitarismo nazionale, marginalizzare le istanze sovraniste e non ultima cosa, modificare il mercato del lavoro.

L’obiettivo politico dell’immigrazionismo è perciò quello di annichilire le nazioni, per creare una governance sovranazionale guidata dalle élite che governi sulle masse di individui, le cui relazioni sono caratterizzata dalla conflittualità culturale; arcipelaghi etnici e ghetti che lottano dunque fra loro per il classico “posto al sole”, e che attraverso questa lotta, favoriscono il conseguimento del profitto speculativo. Concorre allo scopo anche la dissoluzione della famiglia e la relativizzazione delle relazioni sociali, poiché famiglia e identità patriottica, rappresentano prima di tutto un ostacolo al progetto immigrazionista e antisovranista, e di conseguenza al progetto globalizzante.

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