Immigrazione, ius soli e questo sconosciuto: l’interesse nazionale

gentiloni-ius-soli-immigrazione-interesse-nazionaleOrmai è assodato: siamo alla frutta! L’interesse nazionale, la valutazione dell’impatto sociale ed economico di questa ondata di immigrati economici che approdano sulle nostre coste non sembra interessare poi così tanto all’attuale maggioranza. L’unica preoccupazione reale è che l’Italia non sia giudicata troppo severamente, e cioè poco accogliente, e venga (a maggior ragione) approvato lo ius soli, magari con tanto di inno alla gioia: il massimo in un momento di crisi immigratoria come questa.

Capito? Mentre Macron chiude le frontiere e rimanda indietro, e cioè in Italia, 400 immigrati economici, sottolineando appunto che sono “economici” e dunque non sono rifugiati, e mentre le navi spagnole caricano migliaia di immigrati al largo delle coste libiche e li portano mica in Spagna, ma in Italia, e ancora, mentre la UE ci prende letteralmente per il sedere, affermando che pur essendo solidali con noi, non solo ci dobbiamo arrangiare, ma siamo anche obbligati a farlo, ecco che il Governo e la sua maggioranza di cosa si preoccupano? Di una ipotetica disistima internazionale qualora bloccassimo i porti e di una legge che non potrà che incrementare ancora di più i flussi migratori.

Mi chiedo sinceramente se il Governo e il Parlamento siano stati eletti dai cittadini francesi, tedeschi o dai burocrati di Bruxelles, oppure dagli italiani, che invece vorrebbero che il Governo facesse i loro interessi. L’accoglienza umanitaria è sacrosanta ed è dovuta quando trattasi di rifugiati, di gente che fugge dalle guerre, ma qui parliamo di persone che saltano il mare, e vengono indotte a farlo, perché attratte da un miraggio, e perché i moderni “schiavisti”, sfruttano le false speranze economiche di questa massa umana onde ingrassare i loro lordi affari.

E’ chiaro che siamo davanti a una palese incapacità politica nel gestire un simile fenomeno e in generale il nostro paese, e non da oggi, ma da quasi cinque anni. Da quando cioè il centrosinistra governa (si fa per dire) l’Italia. E non si tratta qui di dare ragione a Salvini, ma di aprire gli occhi e vedere come stanno esattamente le cose e prenderne atto. E lo stato della realtà è inappellabile: siamo con le pezze nel sedere, stiamo cercando di tenerci a galla nonostante siamo imprigionati nella gabbia europea, non abbiamo più uno straccio di sovranità, e in più, le nostre coste sono prese d’assalto, ogni giorno, da migliaia di persone che provengono dall’Africa, e per questo destinate a pesare sul nostro welfare (che ormai dispone di risorse limitate) e sulla nostra economia.

Ma siamo seri e realisti! Il nostro paese è accogliente e nessuno può metterlo in dubbio, ma non può sobbarcarsi i problemi dell’Africa intera. Non è realistico pensare che possa farlo. Come non è realistico tollerare che questa massa umana che – beninteso non ha colpe – pesi sulla collettività, senza una prospettiva futura che ammortizzi o abbatta questo costo. Dunque, che il Governo abbia il coraggio politico di prendere la decisione più giusta nell’interesse dell’Italia e degli italiani: inizi a chiudere i porti. Questo dovrebbe fare un Governo che avesse a cuore l’interesse nazionale.

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