Immigrati e reati. Le parole che fanno inviperire la sinistra radical chic

immigrato-reatoOrmai siamo all’assurdo. Dare un’opinione di buonsenso porta al linciaggio mediatico. Ed è quello capitato a Debora Serracchiani (PD), che si è ritrovata bersagliata dal fuoco amico (della sinistra) per le sue parole sugli stupri commessi dai rifugiati, che afferma essere ancora più odiosi (che già di per se lo sono), proprio perché commessi da persone alla quali tu dai fiducia, accogliendole. Le precise parole della Serracchiani, riportate da Il Messaggero, sono state queste:

La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese“. Per Serracchiani, “in casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza

Che disvalore può esserci in queste parole? Parole, a mio avviso, di assoluto buon senso, che dette da una persona che appartiene alla sinistra, suonano semmai “sorprendenti”, perché non si è abituati a leggere certe opinioni in seno a un’area politica che generalmente considera l’immigrato “buono” per il sol fatto di essere un immigrato, tanto che qualunque critica venga fatta all’immigrazione è bollata irrimediabilmente come “razzista” e “xenofoba”. E non a caso, il fuoco amico partito all’indirizzo della Serracchiani lo certifica pienamente.

La verità è che le parole dell’esponente politico piddino non affermano nulla di “scandaloso”, e certo non possono essere considerate parole immorali. Se è indubbia l’odiosità del reato di stupro, indipendentemente dalla nazionalità di chi lo commette (e su questo poco ci piove), moralmente e socialmente lo diventa ancora di più, se colui che lo ha commesso è una persona straniera che viene accolta senza troppe domande e alla quale viene data fiducia e umana compassione, perché si presume sia un rifugiato di guerra.

E certo non è accettabile quella corrente giurisprudenziale che si sta facendo strada nei tribunali europei, i quali iniziano a riconoscere l’attenuante culturale, davanti a fatti così gravi, come uno stupro, commessi dagli immigrati che poco tollerano le nostre regole. Se si iniziasse a dare questo genere di giustificazioni, allora possiamo dire che la nostra civiltà è davvero arrivata al capolinea, poiché non solo non è più in grado di far valere le proprie leggi a chi pretende di vivere fra di noi, ma dichiara pure di soccombere a un sistema culturale che considera (ancora) la donna un essere inferiore all’uomo e perciò indegna di avere diritti e dignità.

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