Il trucco UE: trasformare il conflitto di classe in conflitto generazionale

Fino a una trentina d’anni fa il conflitto sociale era delineato come conflitto di classe. E questo, per quanto possa piacere o meno, rimane tuttora il conflitto naturale che si consuma tra le classi agiate e quelle meno agiate. Il ricco che lotta per preservare i suoi privilegi, i suoi successi, la sua ricchezza e la sua posizione sociale (con tutto ciò che ne consegue in fatto di potere e prestigio) e il povero che cerca di riscattarsi, che invoca uguaglianza formale e sostanziale e cerca di migliorare le sue condizioni di vita.

Ed è in questo contesto e nella sua presa d’atto storica, sociale e politica che nasce e si afferma la Costituzione del 1948. Non come una carta che, con i suoi principi, vuole eliminare il conflitto di classe (questo era semmai l’obiettivo del Socialismo), ma come una carta che vuole gestirlo, per migliorare le condizioni di vita delle classi meno agiate, ponendo al centro dell’azione statale i principi costituzionali programmatici fondati sulla valorizzazione giuridica, economica e sociale del lavoro in tutte le sue forme e rigettando, pari tempo, la rendita del capitale finanziario.

Gli obiettivi della Repubblica, così come cristallizzati nei principi costituzionali, non hanno mai avuto altro scopo che comporre il conflitto senza però eliminarlo, semplicemente perché il conflitto di classe è ineliminabile in un contesto di economia mista. Da qui le concertazioni, gli accordi sindacali, i sistemi di scala mobile e le politiche sociali.

Da quando siamo entrati nell’Unione Europea tutto ciò è quasi un ricordo. Nell’Unione Europea, infatti, il conflitto sociale non lo si è eliminato. Semplicemente e furbescamente, lo si è spostato su un piano più congegnale e ideale per gli obiettivi neoliberisti: quello generazionale. Non più un conflitto tra ricchi e poveri, tra classi agiate e classi meno agiate, ma tra padri e figli, magari appartenenti alla stessa classe sociale (il famoso detto: i figli che pagano il debito dei padri). Dunque un conflitto prevalentemente tra poveri. Perché è noto che i ricchi non soffrono alcun conflitto generazionale. Il padre ricco passa la ricchezza al figlio e dunque il figlio è interessato a tutelare il patrimonio paterno. In altre parole, un trucco per mettere al riparo i grandi patrimoni dalle politiche redistributive previste dalla carta fondamentale.

Come ciò è avvenuto? Ma è semplice: con una moneta insensibile agli eventi economici avversi, che colpiscono semmai il costo del lavoro, impoverendo o mantenendo nella povertà le classi meno abbienti, in uno stato di costante precarietà e di bisogno. Il gioco però non riuscirebbe se non si neutralizzasse il potere dello Stato di intervenire in economia per correggere le distorsioni del libero mercato; se cioè i capitali, le persone e le merci non potessero circolare liberamente, senza limiti e frontiere, e se gli Stati continuassero a possedere la sovranità monetaria e dunque la capacità di autofinanziarsi, senza essere costretti a reperire il denaro solo ed esclusivamente sul libero mercato.

Ebbene, se leggeste i trattati UE, notereste che questa è proprio l’architettura UE e le finalità principali dell’Unione Europea non sono l’elevazione sociale ed economica della persona e dunque la composizione del conflitto di classe (queste sono solo eventuali, e dunque quasi del tutto inattuabili), ma la stabilità finanziaria che garantisca una rendita da capitale costante e insensibile alle intemperanze del libero mercato, comunque utile ed essenziale per gli scopi più su accennati. Sicché, il conflitto sociale non viene risolto o gestito nell’interesse delle classi meno abbienti, ma viene perpetrato e persino acuito a loro danno, poiché viene spostato sul piano generazionale. Si salvano così le classi più abbienti dal conflitto e si dà persino l’illusione che la ricchezza sia un obiettivo raggiungibile da chiunque se solo si è disposti a rinunciare alla solidarietà sociale.