Il trappolone per Salvini dopo le Europee

Le prospettive politiche dei prossimi mesi non sono affatto rosee. Non vi nascondo un certo malessere, perché al di là del probabile trionfo della Lega alle Europee, in soldoni per noi cambierà poco o nulla. Di più: il quadro è persino destinato a peggiorare. In parte perché la vittoria della Lega in Europa non sposterà di un millimetro gli equilibri a Bruxelles, che continuerà a prender ordini da Berlino e Parigi, e in parte perché questa vittoria non farà altro che accelerare il deterioramento del sentimento euroscettico qui in Italia.

Ma andiamo con ordine. La Lega farà il botto alle europee. Pochi i dubbi. Ma cosa accadrà dopo? Le opinioni sono diverse; quella più logica conduce a un rimpasto di Governo, perché intanto il M5S prenderà la botta. Si aprirà certamente una crisi. Una crisi che potrà risolversi essenzialmente in due modi: o con nuove elezioni (improbabili), oppure con un nuovo Governo a guida Salvini o Giorgetti (o secondo alcune indiscrezioni, un Conte 2). Per qualcuno questa potrà sembrare una vittoria, l’ennesima dell’attuale ministro, ma la verità è che trattasi di una colossale trappola. Il quadro economico italiano è in netto peggioramento, siamo in recessione e le regole europee sono quelle che sono. Non ammettono deroghe: se il quadro macroeconomico peggiora, il PIL peggiora, e se peggiora il PIL, il debito pubblico aumenta. Ergo, il Governo che verrà dovrà mettere la mano nelle tasche degli italiani. Da qui non si fugge. E se sarà un Governo a trazione leghista a farlo, voi potete immaginare il consenso della Lega cadere in picchiata come un aeroplanino di carta.

Ecco perché parlo di trappola. Ed è una trappola bell’e buona che verrà dissimulata con il miraggio dell’autonomia del nord. Che se si farà, creerà ulteriore malcontento, soprattutto al sud, visto che l’automomia differenziata andrà a impattare negativamente sull’unità nazionale e l’omogeneità delle prestazioni nazionali. Il sud si sentirà cornuto e mazziato, e la parabola di Salvini sarà inevitabile, mentre il partito trasversale europeista prenderà sempre più quota. Il Governo “leghista” presto sarà costretto alle dimissioni e Draghi, ormai libero da impegni, sarà l’uomo della riscossa europeista, con tutto quel che ne conseguirà per la nostra disastrata economia.

Chi pensa invece che Salvini (o chi per lui), una volta arrivato a Palazzo Chigi, attuerà un qualsiasi piano di uscita dalla moneta unica, si sta solo illudendo. Pensateci: se la Lega dovesse arrivare direttamente o per interposta persona a palazzo Chigi, lo farebbe con il sostegno dei fuoriusciti del M5S o del PD, e comunque con il sostegno di pezzi di Forza Italia e degli europeisti più o meno variegati. Pensare che con questa compagine possa anche solo pianificare un ritorno alla lira o possa adottare tutti i provvedimenti propedeutici, è e resta pura fantascienza. Salvini non lo farà mai, e non lo farà non tanto perché nemmeno lui ci crede più, quanto perché le condizionalità a cui sarà sottoposto il “suo” Governo saranno talmente tante e tutte filo-europeiste, che qualsiasi voce eterodossa verrà relegata nella bolla di Twitter. Come in parte già sta accadendo.

Se Salvini o Giorgetti o Conte dovesse davvero assumersi l’onere di un Governo post-gialloverde a trazione leghista, per la Lega e in generale per il redivivo centrodestra, questo Governo sarà (inevitabilmente) la tomba elettorale perfetta. E nessuno potrà farci nulla; soprattutto vorrà farci nulla.

Esiste solo un modo per evitare che accada il peggio. Caso mai Salvini dovesse fare il botto alle europee, non dovrà pretendere per sé il Governo né dovrà monopolizzarlo, e anzi, qualora scoppi la crisi e il Governo cada, la Lega dovrà semplicemente andare all’opposizione e lasciare che gli europeisti grillini, piddini e forzisti si assumano l’onere di varare la manovra finanziaria del 2020. Solo così Salvini e la Lega potranno salvarsi dallo tsunami destinato ad abbattersi sulla nostra povera patria. Tuttavia, il dubbio resta: Salvini sarà in grado di fiutare il trappolone? La risposta è racchiusa nella reale volontà di realizzare l’autonomismo differenziato: più forte sarà questa volontà, maggiori saranno le probabilità che la Lega vada a schiantarsi pur di realizzarla e accontentare il nord. Del resto, come i migliori strateghi insegnano, tutte le migliori trappole hanno un’esca irresistibile e per la Lega l’autonomismo è l’esca perfetta…