Il sovranismo come antitesi al nazionalismo

La propaganda mainstream elitarista ed eurista tenta in ogni modo di creare confusione nel cittadino più distratto, quello che per informarsi si abbevera normalmente ai giornaloni, ai tg e guarda i rotocalchi televisivi per capire l’aria che tira. Almeno apparentemente ha dunque gioco facile nel far passare un messaggio falsato, che intenda equiparare il sovranismo al nazionalismo. Sicché, l’ignaro utente verrà indotto a credere che i sovranisti o più in generale chi rivendica la sovranità economica e monetaria, ovvero rimarchi l’identità del popolo italiano, sia un nazionalista e un fascista.

Ma è un’arma spuntata. In parte perché ormai è chiaro ai più che la propaganda mainstream tende a demonizzare l’avversario che non aderisce ai canoni mondialisti ed euristi. E in parte perché, i danni incommensurabili prodotti dal globalismo e dal mondialismo, e dall’eurismo, sono tali e tanti che basta varcare la soglia di casa per comprenderlo: crisi, disoccupazione, ponti e strade che crollano, deindustrializzazione, immigrazione di massa senza regole, buonismi senza senso e ostinata difesa di un mondo che sta cancellando le identità nazionali, che vuole distruggere gli Stati nazionali in nome di un sistema oligarchico sovranazionale, nel quale i processi democratici sono ridotti a un meccanico rito senza sostanza.

Sovranismo e nazionalismo

Cos’è davvero il sovranismo, che la solita propaganda addita pubblicamente, con scandalo, con l’appellativo di populismo? Ebbene, il sovranismo non è altro che una forma di patriottismo 2.0. E’ la versione moderna del patriottismo risorgimentale che voleva liberare l’Italia dal giogo dello straniero. E’ il patriottismo che ci ha permesso di vincere una guerra e di contribuire a liberare l’Italia dall’oppressione della dittatura. Per cui, confondere malevolmente il sovranismo e il nazionalismo è solo propaganda: il nazionalismo ha connotazioni tali che non può essere confuso con il patriottismo. Il nazionalismo (altrimenti noto come imperialismo) è una forma di identitarismo malato, in base al quale la gloria di un popolo, la sua predestinazione è quella di conquistare e governare gli altri popoli. Il patriottismo, così come l’identitarismo, invece non hanno simili ambizioni: essi intendono semplicemente rivendicare per quel popolo l’autodeterminazione e il diritto di esistere come cultura, usi, costumi e lingua. Nessun patriota identitario potrà mai affermare che bisogna far grande l’Italia, conquistando altre nazioni, soggiogandole e sfruttandole economicamente e socialmente, perché questo è il destino assegnatole.

Il (neo)nazionalismo franco-tedesco

Si è affermata però in Europa una forma di (neo)nazionalismo subdolo, che si annida proprio nella sovrastruttura eurocratica, e che trae da tale struttura la propria linfa e legittimazione. Si tratta del neonazionalismo franco-tedesco. Lungi dall’essere qualcosa di nuovo rispetto al passato, si è comunque rinnovato nella forma: non più come prepotenza immediata, militare e diplomatica, ma come prepotenza mediata, filtrata e legittimata attraverso i trattati eurocratici, attraverso i vincoli di bilancio e attraverso un solido asse diplomatico che lega Berlino a Bruxelles, passando per Parigi. I corsi e i ricorsi della storia che ripresentano dunque una trama già vista, ma con uno scenario differente. L’Europa dunque è il terreno di caccia, e lo spread, il grande capitale finanziario apolide e i vincoli di bilancio, la banca centrale indipendente che emette moneta, gli strumenti di conquista. Un sistema che ha dato i suoi frutti politicamente ed economicamente: il potere e l’influenza franco-tedesca in Europa è cresciuta talmente tanto che oggi una telefonata di Berlino o Parigi (o di entrambi) muove montagne in quel di Bruxelles.

Il sovranismo come antitesi al nazionalismo

Un sistema, quello eurista, che lentamente è emerso dalle tenebre dell’omertà informativa, soprattutto dopo la crisi dei debiti sovrani del 2008 e del 2011, quando diversi economisti e giuristi hanno iniziato a porsi seriamente delle domande sull’euro, sull’Europa e sul crescente ingombro franco-tedesco. Ed è in questo clima che è nato e si è affermato il sovranismo, non già come una forma nostalgica dei tempi che furono, ma come il giusto recupero di ciò che è stato perso (rectius: ceduto); di quello che ci è stato sottratto come popolo e come nazione: il diritto all’autodeterminazione, il diritto alla sovranità, il diritto a sceglierci le politiche economiche più adatte alla nostra struttura sociale e conformi alla nostra carta fondamentale. Il diritto di difendere i nostri usi, i nostri costumi, la nostra identità e il nostro diritto a esistere come Stato-nazione. Il sovranismo, in questi termini, si pone dunque in antitesi a qualsiasi forma di nazionalismo vecchi e nuovo, fintamente europeo o imperialista, poiché il suo obiettivo è la tutela dell’indipendenza e della sovranità della Repubblica, e non già l’invasione e la dominazione della sovranità altrui. Obiettivo invece non proprio malcelato di ogni forma di nazionalismo.

E’ chiaro dunque che equiparare il sovranismo al nazionalismo sia profondamente errato. O più banalmente: è propaganda in favore della sovrastruttura eurocratica. Diversamente non si spiegano le analisi superficiali, spesso imbarazzanti, e i preconcetti sul sovranismo, che dimostrano come gli eventi storici, compresi quelli che riguardano la genesi della nostra Costituzione – che è il simbolo stesso dell’antifascismo e del sovranismo -, siano trattati con tanta disinvoltura e piegati alle ragioni politiche ed economiche di chi rigetta il legittimo ripristino della sovranità nazionale, bollandola sbrigativamente come una reviviscenza del fascismo o contraria ai tempi. Fascismo e Sovranismo non possono andare d’accordo. Sono antitetici. Così come non possono andare d’accordo Eurismo e Sovranismo! O si è sovranisti e dunque patrioti, o si è euristi e dunque sostenitori dell’eurocrazia, che non è altro che una forma di nazionalismo tecnocratizzato e sovranazionalizzato.