Il rifiuto della sovranità nazionale nelle idee di Luigi Einaudi

luigi-einaudi-sovranitàLuigi Einaudi fu economista, scrittore e giornalista, e fu anche presidente della Repubblica italiana; convintamente liberista, europeista e federalista, fu uno dei più grandi critici degli Stati nazionali (gli Stati nazionali sono «polvere senza sostanza»), e dunque del concetto di sovranità statale, inteso qui quale rifiuto dello Stato sovrano, seppure antelitteram rispetto al sovranismo come lo intendiamo noi oggi, e cioè come istanza di recupero della sovranità nazionale.

Del resto, esistono passaggi nei suoi scritti che non lasciano alcun dubbio in merito. Prendiamo il discorso intorno al Mito dello Stato sovrano (Il Risorgimento Liberale, 3 gennaio 1945)Un discorso che mira sostanzialmente a rigettare l’idea dello Stato sovrano. Il passaggio chiave di questo scritto piuttosto lungo e articolato è questo:

«L’idea della società delle nazioni è infeconda e distruttiva? Perché essa è fondata sul principio dello Stato “sovrano”. Questo è oggi nemico numero uno della civiltà, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste. Il concetto dello Stato sovrano, dello Stato che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico ed è falso»

Capito? Per Einaudi lo stato sovrano, o il principio dello Stato sovrano, è il nemico numero uno della civiltà, poiché alimenta i nazionalismi e le conquiste. Addirittura il concetto di “Stato sovrano”, inteso come entità che nei suoi limiti territoriali, può fare le leggi, infischiandosene di quel che accade di fuori, è addirittura anacronistico e falso.

Dunque qual è per Einaudi la soluzione che miri a dissolvere la perniciosa esistenza di uno Stato sovrano? Naturalmente un superstato federale, ideologicamente contiguo a quello ideato nel manifesto di Ventotene, dove gli Stati sono limitatamente sovrani:

«Altra via d’uscita non v’è, fuor di quella di mettere accanto agli Stati attuali un altro Stato. Il quale abbia compiti sui propri ed abbia un popolo “suo”. Invece di una società di Stati sovrani, dobbiamo mirare all’ideale di una vera federazione di popoli, costituita come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione Elvetica. Gli organi supremi, parlamento e governo, della confederazione non possono essere scelti dai singoli Stati sovrani, ma debbono essere eletti dai cittadini della confederazione. Esercito unico e confine doganale unico sono le caratteristiche fondamentali del sistema»

Einaudi fu anche colui che durante la fase costituente criticò il concetto di “sovranità popolare” negandole verità scientifica. Soprattutto però egli fu colui che sosteneva che, negandosi la sovranità statale, si afferma necessariamente il diritto/dovere degli altri Stati di ingerirsi negli affari interni di un altro Stato (il cosiddetto principio di ingerenza o di intervento), che è più o meno quello che accade oggi al nostro paese.

Naturalmente, da patrioti, non possiamo che rigettare in toto queste idee. Del resto, difendere la sovranità nazionale e l’identità culturale del nostro popolo ha davvero poco o nulla ha a che vedere con il nazionalismo (attaccato da Einaudi), che è semmai è la degenerazione del patriottismo (che peraltro, a sua volta, non è sinonimo di sovranismo), poiché mira a espandere il dominio nazionale oltre i confini statali. Il diritto di un popolo di autodeterminarsi, di decidere la propria struttura economica e sociale, di dare priorità ai propri valori e alla propria identità culturale, di coniare la propria moneta, non è affatto pericoloso nazionalismo, ma è tutela piena – rispetto alle ingerenze esterne che perseguono interessi che non appartengono alla nazione – del proprio “spazio vitale” e della propria libera determinazione.

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