Il presidenzialismo: tra rappresentatività e stabilità

parlamento-partito-cattolicoLa nostra non è proprio la Costituzione più bella del mondo, ma è certamente una fra le più avanzate e complete. Fuori dai dogmatismi, soprattutto “sovranisti” (quelli che la Costituzione non si tocca, perché va bene così come è), è indubbio che la nostra Carta soffre di alcune pecche, frutto per lo più di un atteggiamento di diffidenza dei costituenti nei confronti dei sistemi istituzionali “forti”, come lo è appunto il presidenzialismo. 

Eppure, è fuor di dubbio che il sistema presidenziale da decenni si è mostrato il sistema democratico vincente, quello che garantisce maggiore stabilità politica, senza negare però la rappresentanza e la massima partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Dunque, perché non adottarlo anche in Italia, senza per questo rinunciare alla dimensione parlamentarista tracciata dal costituente del 1948?

La revisione costituzionale sarebbe fra le più semplici in assoluto. Poche le norme che bisognerebbe cambiare, e in particolare quelle che riguardano il presidente della Repubblica, non più nominato dal Parlamento, bensì eletto direttamente dal popolo italiano. In questo caso la scelta sarebbe tra un sistema “semi-presidenziale” oppure “presidenziale” tout court. Nella prima ipotesi, il Presidente della Repubblica rimarrebbe terzo, ma nominerebbe il Governo che dunque dovrebbe riscuotere permanentemente la sua fiducia (Francia). Nel secondo caso, è lo stesso Presidente della Repubblica ad assumere il ruolo di commander in chief (USA). In entrambi i casi, l’esecutivo non dipenderebbe dagli umori parlamentari, e dalle maggioranze variabili che verrebbero a formarsi.

Il sistema presidenziale, d’altro canto, eviterebbe – diciamo – una scelta ideologica tra bicameralismo e monocameralismo, tra maggioritario e proporzionale nella elezione dei membri del Parlamento, ed eviterebbe dunque gli infiniti pastrocchi congegnati fino a oggi per garantire al governo una maggioranza o un iter legislativo più veloce. Sicché la scelta del proporzionale puro come sistema elettorale sarebbe quella naturale e migliore. Non dovendo più dare la fiducia al Governo, non è più necessario che in Parlamento si formi una maggioranza politica che lo sostenga (anche se questo sarebbe sempre auspicabile), e i cittadini potrebbero anche decidere di dare fiducia all’esecutivo di un colore e allo stesso tempo, eleggere una maggioranza parlamentare del colore avverso. La separazione dei poteri in questo caso, diventerebbe perfetta e inattaccabile.

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