Il mondo che vorrebbero quelli della balla universale del “se tagli cresci”

balla-tagli-spesa-pubblica-debito-cresciLe coperture, il bilancio in pareggio e addirittura in attivo. Non sembra che certa gente parli di uno Stato, il cui compito fondamentale è creare benessere per la collettività e non per se stesso, quanto di un’azienda (o peggio di una massaia) che deve fare un profitto, risparmiare, raggiungere un traguardo di incremento del proprio utile, e per cosa poi? Per distribuire poi il relativo dividendo? E a chi?

Eppure, a sentire il mainstream, questa è la logica che deve muovere uno Stato, e segnatamente lo Stato italiano. Basti leggere le allucinanti parole di alcuni commentatori e politici, che parlano di tagli per ridurre il debito, senza nemmeno spiegare perché mai dovremmo ridurre il debito e soprattutto perché mai dovremmo tagliare la spesa pubblica, quando questa è una componente essenziale del PIL. Se la togli o la tagli, il PIL non cresce. Semmai decresce. E se il PIL decresce, aumenta il rapporto debito/PIL. E se tagli il debito, lo Stato ha meno soldi per finanziare la spesa pubblica che è una componente del PIL. E se per caso non tagliassi la spesa pubblica (perché magari vorresti dare la sanità gratuita ai meno abbienti), ecco che allora sei costretto a trovare i soldi da qualche altra parte: magari nelle fontane dove la gente butta le monetine, oppure attraverso un incremento delle pressione fiscale che uccide le imprese o in una campagna di crowdfunding.

La balla universale però insiste, insinuandosi nella mente delle persone come un credo religioso: se tagli cresci; se abbassi il debito cresci. Senza nemmeno spiegare come si possa crescere, tagliando (è un po’ come affermare che se non annaffi un albero, questo crescerà di più). Mentre la verità è un’altra: tagliare significa ridurre i diritti delle persone, negarli. Soprattutto però significa impoverire e rendere precario il lavoro, rendere il futuro incerto e lasciare così mano libera al mercato senza regole, dove prevale il più forte sul più debole; l’economia dei pirati, che piace tanto al potere finanziario globale, dove se hai una malattia grave, devi sottoscrivere una assicurazione salata che copra le cure o morire; dove, se vuoi istruire decentemente i tuoi figli, devi spendere migliaia di euro per la retta annuale in scuole private, e dunque lavorare come uno schiavo tredici ore al giorno per permettertela, ovvero lasciare che tuo figlio, a sua volta, diventi uno schiavo della propria ignoranza. Ecco il mondo che vorrebbero costruire quelli della balla universale del “se tagli cresci”.