Il Governo modifichi la legge sui minori non accompagnati

Preliminarmente ricordo che questa legge, che venne approvata nella scorsa legislatura dall’allora maggioranza di centrosinistra, prevede in sostanza che i minori stranieri non accompagnati non possano essere considerati irregolari e dunque, per questa ragione, non possano essere respinti né espulsi.

Una legge che intuibilmente si è trasformata nel cavallo di Troia per garantire l’ingresso incondizionato e non più revocabile nel territorio dello Stato dei borderline age e cioè di quei “minori” che proprio minori non sono. Parlo dei diciassettenni, i quali – appunto – per pochi mesi appena rientrano nell’ambito operativo della legge, ottenendo così il diritto a rimanere sul territorio senza il pericolo di venir espulsi o respinti nonostante siano entrati illegalmente.

E non è un caso, che proprio dopo l’introduzione della legge, avvenuta ad aprile 2017, il picco dei “minori” di diciassette anni è aumentato di circa quattromila unità da giugno 2016 a giugno 2017 (v. grafico), per poi ridursi di circa tremila unità a giugno 2018 (per l’effetto dei “porti chiusi”). Là dove, nelle altre fasce di età, la variazione risulta invece essere davvero minima.

Dunque, è chiaro che questa legge presenta evidenti criticità, ciò perché, considerando minori ai fini immigratori persone che minori non sono o che non con poche difficoltà potrebbero essere accertate come tali (vista peraltro l’assenza di documenti che spesso accompagna gli immigrati che tentano di accedere nel territorio illegalmente), è diventata il mezzo migliore per procurarsi un permesso di soggiorno senza averne sostanziale diritto; e ciò, in sostanza, approfittando della generosità della legge 47 del 2017.

Dunque quale potrebbe essere la soluzione? Ammesso che sia necessario tutelare effettivamente i minori non accompagnati, è chiara la necessità di rivedere le soglie di età, e dunque la minore età ai fini immigratori. Che non può arrivare oggettivamente ai diciassette anni inoltrati, dovendosi semmai fermare prima, e cioè ai 14 anni, e precisamente a un’età per la quale l’accertamento della minore età è quasi ictu oculi. Per chi ha compiuto i 15 anni e fino ai 16 anni, la tutela della legge potrà comunque operare, ma solo e se l’accertamento sulla minore età dell’immigrato offre un responso rigoroso, agevole e inequivocabile, ovvero vi siano documenti ufficiali a comprovare l’età. Per i borderline age, la legge non dovrebbe operare, e non dovrebbe farlo anche per un’altra ragione: se è vero che biologicamente un diciassettenne non è distinguibile da un diciottenne, questa ragione suggerisce una discriminazione tra chi ha appena compiuto diciotto anni e chi sta per compierli, visto che il primo non potrà godere della protezione della legge n. 47, mentre il primo sì.

Il Governo dovrebbe rivedere la legge n. 47/2017, nei termini anzidetti, cercando di rimodulare la soglia di età, e ciò per evitare che la sua applicazione sterilizzi più di quanto lo sia già qualsiasi politica di contrasto all’immigrazione illegale.