Il discorso sovranista di Paolo Savona in Parlamento

paolo_savona_lega_m5s_governoI soliti detrattori “sovranisti” di questo Governo hanno ritenuto che le parole di Savona, nella discussione parlamentare sul Consiglio Europeo (in corso), abbia sostanzialmente riaffermato la fedeltà europeista di questo Governo. Per loro, dunque, le parole di Savona dette davanti ai nostri rappresentanti parlamentari, non sarebbero altro che un sostanziale atto di fedeltà all’Unione Europea.

Come sempre, in questi casi, ci si ferma all’apparenza di un discorso che voleva essere ben diverso e dai significati impliciti più dirompenti. Le parole del Ministro, in realtà, tradiscono un’antica strategia della retorica politica: io ti offro tutta la mia disponibilità; ti offro una via d’uscita (impossibile) affinché tu possa soddisfare le mie richieste e le mie esigenze. Perciò, qualora tu non riesca a soddisfarle o non intenda soddisfarle, nonostante la mia disponibilità, io mi sentirò libero di divincolarmi e seguire la mia strada, facendo le mie scelte. Sostanzialmente è questa la chiave di lettura delle parole del ministro Paolo Savona.

Egli, infatti, basa il proprio condivisibile discorso su due considerazioni. Da una parte egli afferma che “il debito pubblico italiano ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato e una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevate rispetto all’Europa e una solida economia“, e dall’altra sottolinea che  “se nonostante ciò, la democrazia italiana fosse esposta, come già accaduto, a gravi attacchi speculativi sul nostro debito pubblico, non sarebbe effetto delle condizioni di sua sostenibilità ma di una architettura europea con gravi lacune, la più grave delle quali è che non dispone degli strumenti consueti per una Banca centrale“.

Dunque il ministro chiarisce che l’Italia in realtà, a dispetto di quanto afferma la propaganda, non è un paese economicamente e finanziariamente traballante, e che se nonostante questa evidente verità, il nostro paese viene esposto ad attacchi speculativi, il problema, il difetto strutturale, non è italiano, ma è europeo, perché la BCE non fa il lavoro che una banca centrale dovrebbe fare: garantire il debito pubblico degli Stati membri.

Molti sovranisti duropuristi hanno letto in queste parole una certa debolezza europeista (sic!), non accorgendosi che in realtà questo è il discorso più sovranista mai fatto da un ministro italiano con competenze in ambito europeo. E’ chiaro infatti che la lettura che deve essere fatta del discorso di Savona è una lettura in prospettiva: siccome è assodato che in Europa l’idea che la BCE diventi la garante del debito pubblico degli Stati membri è un’idea che non verrà MAI accolta (figuriamoci!), l’Italia in futuro potrà ritenersi libera di assumere le decisioni che più si confanno ai propri interessi economici e per meglio tutelare la propria democrazia. Ed è indubbio che tra le opzioni non potrà che esserci anche l’uscita dalla moneta unica. Negare questa implicazione, significa essere in malafede o non aver capito nulla del magistrale e storico discorso del ministro per i rapporti con l’Unione Europea.