Il D-Day. Trump a serio rischio impeachment. Ecco perché…

trump-impeachment-fbi-comeyTrump è a un passo da un possibile impeachment. L’audizione oggi al Senato americano dell’ex capo FBI, Comey, potrebbe infatti essere decisiva per la richiesta della messa in stato d’accusa del Presidente USA più odiato di sempre. Già le deposizioni preliminari parlano di un tentativo di insabbiamento, che si sarebbe realizzata il 14 febbraio scorso, durante una cena tête-à-tête tra Donnie e l’allora capo del Bureau. In quella occasione – riferisce lo stesso Comey – il presidente gli avrebbe chiesto “lealtà”, aggiungendo la preghiera di lasciar perdere l’inchiesta relativa al russiagate su Flynn (“Spero che tu possa non trovare ostacoli a lasciare andare questa cosa, lasciar perdere su Flynn. Lui è una brava persona“, avrebbe detto Trump), poi licenziato dallo stesso Trump per aver mentito a Mike Pence, sui colloqui con l’ambasciatore russo avuti prima dell’assunzione di qualsiasi carica.

Non posso dire con assoluta certezza se queste “accuse” – qualora fossero confermate da Comey – siano sufficienti per l’impeachment, anche perché possono essere variamente interpretate. Sicuramente la lealtà è un elemento importante per un subordinato e non implica certo le attività di insabbiamento delle indagini scomode; e per quanto riguarda la richiesta di “lasciar perdere”, sembra una preghiera, più che un ordine o una pressione tale da costituire un serio intralcio alla giustizia (capo d’accusa che vale un’impeachment). E in ogni caso, è la parola del capo del FBI contro quella dell’inquilino della Casa Bianca, il cui grosso errore è stato quello di aver licenziato il primo, aprendo così le porte a questa indagine, che viene offerta ai suoi nemici e detrattori su un piatto d’argento.

Dunque, è chiaro che siamo a un punto di svolta cruciale, che sa tanto di resa dei conti finale. Questa, infatti, è la migliore occasione che viene offerta ai democrats e a quella parte del GOP che detesta Trump, di disfarsi di un presidente scomodo e piazzare sul soglio più alto della politica americana e mondiale, l’insipido Mike Pence. E credo verrà sfruttata fino in fondo, quanto meno se non per un impeachment, per aumentare le pressioni sulla Casa Bianca e alterare profondamente la politica presidenziale secondo i desiderata del deep State. Che non è altro che la politica aggressiva e neoimperialista seguita fino a oggi, senza soluzione di continuità, dagli ultimi tre presidenti USA (Clinton, Bush Jr. e Obama).

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