Il coraggio di Trump: Gerusalemme capitale di Israele

Da ventidue anni, Israele attendeva che gli USA riconoscessero Gerusalemme capitale dello Stato ebraico. Da quando, nel 1995, l’allora amministrazione americana, con un consenso trasversale, aveva deciso in tal senso. Tuttavia da ventidue anni, l’atto concreto del riconoscimento era stato sempre rinviato per ragioni di sicurezza nazionale. Donald Trump, che aveva promesso l’atto riconoscitivo già in campagna elettorale, ha deciso di rompere gli indugi. Gerusalemme è la capitale di Israele.

Una decisione davvero coraggiosa, perché non sono mancate le critiche acide dei partner europei e naturalmente le minacce da parte dell’estremismo islamico. Se per quanto riguarda i secondi, era quasi prevedibile la rabbia e il livore, e le conseguenti minacce (che in verità, sono sempre state avulse da qualsiasi dichiarazione politica avversa), un po’ meno (ma fino a un certo punto) era prevedibile la reazione scomposta e irreale delle cancellerie europee, preoccupate – dicono loro – per l’interruzione dell’ormai cadaverico processo di pace tra israeliani e palestinesi, ma in realtà semplicemente azzerbinate alla causa palestinese tanto da non essersi mai opposte alla marchiatura dei prodotti israeliani come prodotti delle zone occupate, e tanto da aderire acriticamente alle decisioni antistoriche dell’UNESCO che ha negato più volte le radici ebraiche delle terre israeliane, costringendo gli USA a uscire dall’organizzazione internazionale.

Indubbiamente Trump ha preso una decisione storica corretta, che però agli occhi del mondo occidentale, prono all’islamismo, è diventata pietra di scandalo e foriera delle scontate e gratuite minacce estremistiche. Ma la verità è che Trump ha squarciato il velo di ipocrisia e stagnazione che aleggiava da tempo sulle politiche mediorientali, le quali, in un vergognoso crescendo revisionista, hanno iniziato a negare la realtà storica e culturale delle radici ebraiche della Palestina, promuovendo, o meglio instillando l’idea della presenza abusiva di Israele nel medioriente. E ciò per arrivare a delegittimare la stessa esistenza di uno Stato ebraico in quei territori, come del resto predicano da sempre i regimi islamici della zona e la galassia dei gruppi terroristici dell’estremismo islamista.

Ma negare le radici giudaico-cristiane delle terre di Palestina, è un atto di revisionismo storico inaccettabile e antistorico, che mina dalle fondamenta la stessa civiltà occidentale che da quelle radici è nata e che oggi, almeno nel suo segmento europeo, pare voglia dissociarsi. Trump ha semplicemente rimesso la realtà storica nel giusto binario, ed è da questa che bisogna ripartire per giungere a una reale risoluzione del conflitto, che non può prescindere dalla esistenza di Israele nella zona e da Gerusalemme quale sua capitale. Tutto il resto è pura ideologia, che finora non ha portato a nulla, se non a una perenne tensione geopolitica e a uno stallo intollerabile su cui l’Occidente ipocrita si è adagiato forse per pavidità, o forse per convenienza politica, vista la presenza sempre più massiccia dell’Islam politico e culturale nelle sue città.