Il controllo dello Stato sulla Banca Centrale

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Da anni, ormai, tentano di incasellare la pretesa del controllo statale sulla Banca Centrale (e dunque sulla stampatrice di moneta) nell’alveo delle proposte alimentate da un complottismo di quart’ordine sul cosiddetto “signoraggio”. Ma di vena complottista in questa proposta c’è poco. Vero è che da una parte abbiamo lo Stato e dall’altra abbiamo la Banca Centrale. Il primo lo conosciamo; la seconda un po’ meno. Il primo normalmente risponde alla volontà dei cittadini; la seconda dipende. Dipende da come è incardinata nel sistema, e dunque se è indipendente dallo Stato oppure no. Se è parte di una struttura sovrastatale e opera secondo norme non formate dai consessi eletti dai cittadini, oppure opera nel solo ambito statale traendo la propria legittimazione solo dalle leggi formate dai consessi predetti.

Prima di proseguire, però, mi pare giusto dare una dimensione concreta al “dipende”, affermando che l’Italia non ha una banca centrale subordinata allo Stato, e cioè all’asse Governo-Parlamento. Di più: la Banca d’Italia agisce nel SEBC (il Sistema Europeo delle Banche Centrali) ed è dunque soggetta alle norme europee e agisce di concerto con la Banca Centrale Europea che è un organismo indipendente dell’Unione Europea, unico titolare della politica monetaria.

Fatta la premessa sul “dipende”, la proposta della sottomissione della Banca Centrale allo Stato non è dunque una proposta complottista. Così come non è complottista affermare che la Banca centrale ha un enorme potere, di cui poco si parla, perché si pensa sempre che le questioni tecniche come la moneta non influiscano sulla vita dei cittadini e che la soluzione ai loro problemi si riduca a meno tasse, meno privilegi e meno corruzione. Falso. La politica monetaria esprime un potere enorme; anzi, è il più grande e allo stesso tempo il più invisibile tra i poteri, perché è da esso che scaturiscono poi tutte le altre politiche che vanno a impattare sulla vita economica e sociale dei cittadini. Perciò, se qualcuno vi accusa di complottismo e vi dice che siete pazzi a volere la Banca centrale subordinata all’asse Governo-Parlamento, fategli una bella pernacchia, perché costui dimostra di essere l’utile idiota del sistema che vuole che di certe questioni non se ne parli troppo o che qualora se ne parli, se ne parli nel modo “giusto”.

La questione della subordinazione della Banca Centrale allo Stato si riduce pertanto a questo: al controllo della politica monetaria. Chi gestisce la politica monetaria gestisce tutto: diventa l’architrave del sistema. Il che significa che le nostre “democrazie” oggi vivono un paradosso, poiché se è vero che i politici, del loro operato, normalmente rispondono ai cittadini, chi gestisce la politica monetaria – nel nostro caso la BCE – rimane fuori dal gioco democratico, e anzi, si pone addirittura in una posizione di supremazia rispetto ai parlamenti e ai governi eletti. Ma c’è di più: chi poi afferma che ciò sia indispensabile, esprime una profonda cultura antidemocratica che vuole far passare per necessitata dalla delicatezza della funzione la sottrazione alla democrazia di una leva del potere cruciale e formidabile.

Il che ci catapulta, senza passare dal via, in una dimensione post-democratica, nella quale solo l’epistocrazia tecnocratica invoca e pretende il diritto di governare le masse, i cui interessi però non sono mai coincidenti con i bisogni delle élite, le quali, in assenza di meccanismi democratici sui gangli profondi del sistema (e la politica monetaria lo è), sono le uniche che possono influenzare chi di quei gangli è il formale controllore.

Insomma, tutto questo per dirvi che se la Banca Centrale non viene controllata dallo Stato, verrà comunque controllata da qualcun altro, e non alla luce del sole, e non per i vostri interessi.

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