Il conto salato dell’incoerenza. I partitini “cattolici” rischiano ora di scomparire

cattolici-elezioni-legge-elettoraleParlamento senza cattolici. Con la soglia del 5%, i partitini che (a parole) si rifanno ai valori del cattolicesimo rischiano di non entrare nella prossima legislatura. A ben vedere, dico io. Domandiamoci infatti del perché, i “cattolici” non entreranno. La risposta la possiamo trovare nella legislatura che si sta concludendo. In quelle leggi che non sarebbero mai passate, qualora i “cattolici” avessero fatto davvero i “cattolici” e avessero votato NO, anche a costo di far cadere il Governo (facendoci peraltro un favore). Il riferimento alle unioni civili è puramente casuale.

Gandolfini, durante il Family Day lo aveva promesso: ci ricorderemo (seppure ciò fosse riferito in primis al referendum, che Renzi puntualmente perse). Ci ricorderemo dunque di tutti quei cattolici che con il loro sostegno, pur di non fare cadere il Governo Renzi – che sulle unioni civili pose la fiducia – contribuirono all’approvazione di quella bruttura legislativa, seppure mitigata dallo stralcio della stepchild adoption; stralcio che fu peraltro un errore in sé, perché la semplice estromissione della stepchild adoption non ha fatto altro che creare un vuoto legislativo che puntualmente, nei prossimi anni, sarà colmato dalla magistratura. E già ci sono pesanti indizi in tal senso.

L’incoerenza e l’opportunismo politico, dunque, prima o poi presentano il conto. E il conto sta per arrivare ed è salatissimo: fuori dal Parlamento. Chi mai voterebbe – fra i cattolici con un po’ di sale in zucca e una cattolicità che non è solo fatta di parole – partiti che alla prima occasione tradiscono i valori del cattolicesimo? Ovviamente quasi nessuno. E dico quasi, perché qualcuno, per le più svariate ragioni, lo si trova sempre.

E che dire poi del “ringraziamento” per la leale collaborazione? E cioè la soglia del 5% di sbarramento? Questa storia beffarda un po’ mi ricorda i 30 denari di Giuda. Quando lui, pentito, cercò di restituirli al sinedrio, il sinedrio lo cacciò via e usò i trenta denari per comprare un campo per la sepoltura degli stranieri. A Giuda non restò che impiccarsi. Ebbene, il compenso per la “leale collaborazione” con la sinistra che ha demolito la famiglia, è diretto: un bel ciaone, arrangiatevi. Non servite più, e ora potete pure estinguervi dove vi pare. Nessuno vi rimpiangerà: certo non noi, e certo non i cattolici che avete deluso.

D’altra parte è anche vero che la presenza cattolica nei grandi partiti è comunque non irrilevante. Parlo soprattutto dei partiti di centrodestra (FI, FdI e Lega), e ciò malgrado le istanze cattoliche che queste presenze portano avanti non sempre trovano concreta realizzazione. Ecco perché, si può ben dire che il cosiddetto “schema Ruini” (la presenza trasversale dei cattolici) in realtà è uno schema che oggi ha letteralmente fallito. Il che, però, non implica l’auspicio della creazione di un partito rigorosamente cattolico (destinato, purtroppo, al fallimento), quanto un auspicio alla fondazione di un grande partito che abbia fra i suoi valori fondanti alcuni principi etici e morali non negoziabili, come la famiglia naturale, la natalità, il divieto d’aborto e il divieto di eutanasia. Il tutto, in uno schema politico che comunque sia in sé patriottico, sovranista e naturalmente antieuropeista.

Forse chiedo troppo. Lo so. Ma l’alternativa è quello che vediamo oggi: cattolici che votano le unioni civili e si dimenticano del Vangelo. Cattolici che non fanno gli interessi (anche economici) degli italiani, ma dei potentati stranieri. Oppure cattolici la cui azione politica, magari ben disposta e animata da spirito evangelico, viene puntualmente neutralizzata dagli ordini di scuderia o da compagni di partito che la pensano diametralmente all’opposto (vedasi PD e M5S). L’essere un cattolico in politica è un impegno gravoso. Il che mi fa venire in mente un altro passo del Vangelo, quello in cui Cristo diede una scelta inequivocabile: o servite Dio o servite Mammona. Tertium non datur.

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