Idee geniali. Cosa sono i minibot proposti dalla Lega

Ma cosa sono esattamente i minibot di cui molti parlano? Ebbene, prima di tutto bisogna riconoscere la paternità dell’idea geniale. E questa è del professor Claudio Borghi Aquilini, la mente economica della Lega di Salvini. Fatta questa doverosa premessa sui diritti d’autore, i minibot sono semplicemente dei titoli di Stato al portatore, di piccolo taglio espressi in euro (10, 20, 50 euro), emessi, senza interessi, dal Ministero del Tesoro, che in tutto o in parte sono destinati a diventare mezzo di pagamento nei rapporti tra la PA e i cittadini e tra cittadini, insieme all’euro, la moneta corrente nell’Unione Europea.

Dunque i minibot sono una nuova moneta?

No, affatto. I minibot non sono una moneta. E questo perché non è possibile in Italia, allo stato, stampare moneta a corso legale, poiché tale possibilità è vietata dai Trattati Europei. In particolare, l’art. 128 del Tfue  (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) stabilisce che «la Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione […]. Le banco-note emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione». Sicché una moneta concorrente, avente corso legale, non è ammessa in Italia, poiché violerebbe i trattati europei. Ecco perché la proposta di Berlusconi, di qualche tempo fa, di introdurre una moneta nazionale da affiancare all’euro, fu da più parti e in particolar modo dalla UE, rigettata.

Però funzionerebbe come una moneta…

In parte sì. Ma su base volontaria, un po’ come accade per le crypto monete e i ticket restaurant (usati sovente per fare la spesa ai supermercati). I minibot, infatti, non sono formalmente una moneta, ma sono titoli di Stato regolati dalla sola legge italiana che – come ho detto – non hanno corso legale, dunque la loro diffusione e il loro utilizzo è lasciato alla volontarietà delle persone che sono destinate a utilizzarli. Lo Stato, in questo caso, incentiverebbe il loro utilizzo, semplicemente pagando i propri debiti (circa 70 miliardi di euro) con i minibot e accettando (ed è questo l’aspetto sul quale voglio che il lettore si focalizzi) i minibot quali titoli per il pagamento delle imposte e delle tasse. Questo meccanismo determinerebbe una sua rapida diffusione, che favorirebbe il suo utilizzo in sostituzione dell’euro, che comunque rimarrebbe la moneta ufficiale dello Stato italiano.

Minibot e Italexit

I minibot potrebbero essere estremamente utili qualora si decidesse in futuro di uscire dall’euro o addirittura dall’Unione Europea (italexit). Infatti, nel caso ciò accadesse, il possesso dei minibot impedirebbe la corsa agli sportelli, qualora la BCE chiudesse i rubinetti dell’euro. Come meglio spiega Paolo Becchi, sul suo blog, «Il minibot … consente di aggirare l’ostacolo dei Trattati raggiungendo l’obiettivo dell’uscita dall’euro, travestendo formalmente in Titolo di Stato quella che è sostanzialmente una moneta. E, insomma, una sorta di cavallo di troia che ci consentirà di espugnare l’euro», rendendoci così meno ricattabili dalle istituzioni europee e dalla Banca Centrale Europea.

Riusciranno i nostri eroi nell’impresa?

Non lo so. Tutto dipenderà da come andranno queste elezioni e se a prevalere sarà il centrodestra. Però è chiaro che i minibot sono una trovata estremamente geniale, perché rappresenterebbero la migliore soluzione per permettere allo Stato italiano di adempiere ai propri debiti con i privati, e creare così una “valuta” cuscinetto, nel caso in cui qualche anima buona del futuro governo o di quelli successivi ci porterà fuori dall’inferno europeista.

In foto il biglietto di Stato delle 500 lire.

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