I no-euro e gli antieuropeisti nuovamente orfani?

Diamo atto che la Lega ha abbandonato la battaglia no-euro. Dall’euro non si esce, ma l’Unione Europea la si cambia da dentro (qui). Roba che se detta prima delle elezioni politiche del 2018 probabilmente avrebbe comportato ben altri risultati elettorali. Mettiamo dunque agli atti che i “sovranisti” e in generale gli euroscettici oggi sono nuovamente “orfani” di un partito di riferimento che possa mandare avanti le loro istanze. Ciò al netto dei partitini zerovirgola la cui capacità di catturare il consenso delle masse è allo stato pari a zero. In realtà, dunque, quando parlo di partiti capaci di dare ai sovranisti una casa, mi riferisco ai partiti che hanno già un considerevole consenso tra le masse e che pongono a fondamento dei loro valori, la patria.

Fra questi, indubbiamente, abbiamo Fratelli d’Italia, che se non fosse troppo attratto dal liberismo e caratterizzato da una direi nulla attrazione per il patriottismo costituzionale, sarebbe la casa perfetta per i patrioti costituzionali. Queste due mancanze, in realtà, mettono fuori gioco ab origine il partito della Meloni, che potrà andare bene per ex-forzisti poco inclini ad appiattirsi sulla piddinizzazione di Forza Italia e per i nostalgici aennini, ma che non concorda, per questioni di cultura e tradizione politica, con quel forte sentimento patriottico nel quale si intrecciano l’esigenza di rinnovata fedeltà alla Costituzione del 1948, il ripristino della moneta sovrana, la nazionalizzazione di imprese di interesse pubblico (ivi comprese le banche) e il ripristino del modello economico costituzionale che è tutto fuorché liberista. Con FdI, dunque, si possono certamente condividere alcune battaglie (immigrazione, difesa dei confini ecc.), ma non tutte.

Oltre, resta davvero poco. Dunque, la situazione per i no-euro, i patrioti costituzionali e gli antieuropeisti è davvero critica. Direi persino sconfortante. La Lega mira all’autonomismo e a un cambiamento dell’Europa da dentro, proposito del tutto velleitario; gli altri partiti che hanno un certo consenso di massa, invece, non ne vogliono sapere di uscire dall’euro e anzi promuovono un europeismo ideologico del tutto irrazionale e fuori luogo; soprattutto dannoso per gli interessi italiani. Gli altri stanno a cavallo tra un tiepido europeismo e un patriottismo romantico e poco concreto.

Eppure è noto che le nubi si stanno minacciosamente addensando all’orizzonte. Se qualcuno si illude che le cose non potranno che migliorare nei prossimi mesi, dovrà presto ricredersi. Il quadro macroeconomico italiano è destinato a peggiorare e le regole europee sono un cappio al collo che inevitabilmente si stringerà sempre di più intorno al nostro paese. L’incapacità e il rifiuto dei partiti con aspirazioni di governo di comprendere la situazione ci pone in uno stato di assoluta vulnerabilità sia rispetto all’andamento dell’economia globale e sia rispetto agli interessi franco-tedeschi, che non vedono l’ora di spezzare le reni all’Italia una volta per tutte.

Davanti a questa evidente e drammatica realtà, cosa mai potrà fare l’euroscettico, il sovranista o il patriota costituzionale? Continuare a sperare nella Lega e in una strategia fumosa che non si concretizzerà mai, o almeno non nel senso immaginato e fantasticato dai sovranisti? Oppure deve trovare valide alternative, per far passare il messaggio e creare un consenso di massa: l’euro e l’Unione Europea sono un danno e l’unica strada è uscire, possibilmente non solo dalla moneta unica, ma anche dall’Unione Europea? E quali dovranno essere queste “valide” alternative? Onestamente non lo so. Però è chiaro che bisognerà inventarsi qualcosa: i tempi bui non sono alle spalle, ma – come detto – sono davanti a noi e determineranno forse definitivamente e irrimediabilmente l’assetto del nostro paese (ammesso esisterà ancora un paese chiamato Italia) per i prossimi cinquant’anni.