I greci sono arrivati all’elemosina. Le parole drammatiche del vescovo

grecia-chiesa-elemosinaLa Chiesa Cattolica greca lancia un grido d’aiuto e di allarme alle consorelle europee. La Grecia versa in uno stato pietoso, la povertà dilaga e i suicidi sono purtroppo all’ordine del giorno. Servono viveri, beni di prima necessità e soldi; serve sostegno economico e anche morale. Il paese è piegato e piagato dai debiti e dal rigore assurdo che gli è stato imposto dalla troika. Una crudeltà che non lascia spazio nemmeno alla pietà basilare che si deve a un essere umano. Figuriamoci a un intero popolo!

Come riferisce l’Osservatore Romano, ripreso da Tempi, il presidente della Conferenza episcopale greca, Sevastianos Rossolatos, è drammaticamente chiaro: “Abbiamo bisogno che l’Unione europea ci tratti non come numeri ma come persone. Come diocesi greche stiamo chiedendo aiuto alle Chiese sorelle d’Europa. Poche quelle che ci stanno aiutando, tra queste sicuramente la Cei, attraverso la Caritas“.  

Insomma, un dramma senza fine, che però il vescovo – quasi stesse recitando il copione che piace tanto ai neoliberisti e agli eurocrati – attribuisce alla Grecia, asserendo (poveri greci!) che “la crisi è figlia di scelte politiche sbagliate“. Ancora una volta dunque, con simili parole, la Chiesa si mostra pavida e incapace se non di denunciare il male profondo dell’eurocrazia finanziaria che sta letteralmente spolpando il popolo greco, quanto meno di dare una lettura realistica delle ragioni della crisi che ha spezzato le gambe al paese ellenico.

Vero è che i greci – testimone l’appello del prelato – sono arrivati (letteralmente!) al limite dell’elemosina. Del resto, ancora una volta, Rossolatos non lascia spazio a dubbi: “Gli aiuti che abbiamo ci permettono di arrivare fino a novembre, poi non sappiamo“. Peraltro, a peggiorare il clima di disfacimento e di putrefazione sociale che ha colpito la Grecia, ci si mettono pure i flussi migratori dal medioriente, che assorbono risorse e accentuano ancor più le difficoltà. Il tutto, come sappiamo, nell’indifferenza strategica e consapevole dei media, che preferiscono evitare di parlare troppo di un paese che – per riprendere il pensiero di Mario Monti – è il più grande successo dell’euro.

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