Hate speech e repressione della libertà di opinione

hate-speech-bavaglio-liberta-parolaUltimamente, unitamente alla locuzione inglese fake news, che indica – sappiamo – una notizia falsa o destituita di fondamento, il cui scopo è arricchire il sito web con gli introiti pubblicitari, oppure dare una cattiva informazione, troviamo spesso un’altra parola: hate speech. Letteralmente, fomentazione d’odio o incitatazione all’odio. Entrambe, non a caso, sono spesso brandite come spade (o clave) dai sacerdoti del politicamente corretto, per “reprimere” la libertà d’opinione sul web, giustificando in questo senso una presunta lotta contro chi divulga notizie false ovvero alimenta l’odio verso particolari minoranze.

L’hate speech, dunque, è l’ennesima trovata per chiudere la bocca a tutti coloro che non si adeguano alla narrazione dominante, o meglio, al pensiero unico. Perché se è vero (ed è vero) che esistono siti che propongono contenuti palesemente razzisti e discriminatori, è anche vero che non è certamente hate speech, criticare i continui sbarchi in Italia di migliaia di immigrati irregolari, ovvero sostenere che l’utero in affitto sia un crimine, o ancora ritenere inaccettabile le unioni civili.

Eppure, chi ha un atteggiamento critico nei confronti di questi temi e non si adatta alla narrazione dominante, viene troppo facilmente bollato come un provocatore, che vuole magari incitare all’odio verso le minoranze. Sicché hate speech fake news si rivelano oggi per quello che sono: strumenti di repressione della libertà di opinione. Chi non dà un giudizio necessariamente positivo nei confronti dell’immigrazione senza regole o delle unioni civili (per fare un esempio), è un provocatore d’odio e un discriminatore, e ciò a prescindere dal fatto che dica una verità oppure una bugia, ovvero dia un’opinione personale sull’argomento o si limiti alla nuda cronaca.

Dunque fake news hate speech oggi sono le scuse che vengono utilizzate per omologare e incanalare l’opinione pubblica in determinati binari. E benché sia vero che esistano – come ho detto – siti web che effettivamente spacciano per vere certe notizie o enfatizzino determinati fatti per creare odio, è anche vero che l’odio maggiore nei confronti di una minoranza, troppo spesso, è generato come reazione a un’eccessiva difesa, quasi parossistica e dogmatica, della minoranza stessa.

  Commenta
E' stato un post interessante?6No0