Gran Bretagna. Corbyn non vince, ma la May prende una sonora batosta

corbyn-may-elezioni-regno-unitoDoveva essere il trionfo dei conservatori. Doveva essere il mandato forte per quella che è stata definita la hard brexit. Doveva essere la vittoria di Theresa May, e invece alla fine è una delle più cocenti e sonore sconfitte che i Tories hanno preso, benché i numeri diano loro la maggioranza relativa in Parlamento (mentre scrivo: 317 a 261).

Vince Corbyn, nonostante tutto. Vince un figuro politico ambiguo e simpatizzante dell’islamismo; colui che portò i fiori sulla tomba di un terrorista che partecipò all’attentato di Monaco del 1972. Non certo un fiorellino di campo. Un “comunista” duro e puro, che ha fatto dello statalismo il suo punto programmatico, affascinando le classi medio-basse che soffrono la crisi e il rigorismo dei conservatori (non molto distanti dall’Europa in quanto a filosofia politica ed economica).

La May dunque paga una campagna elettorale fallimentare o anzi, meglio ancora, una non-campagna. Perché è chiaro che la premier inglese si sia adagiata nella sicurezza di stravincere, anziché preoccuparsi di mantenere e accrescere il consenso accumulato; a ciò aggiungiamoci i clamorosi passi falsi sul tema della sicurezza. Ora si ritrova a dover gestire lei o chi la succederà, una maggioranza relativa che non potrà fare praticamente nulla o quasi, dovendosi appoggiare ai parlamentari di qualche cespuglio (probabilmente il DUP), per avere i voti necessari, soprattutto per la brexit.

Si preannuncia un governo di coalizione tra i più instabili degli ultimi decenni, che sicuramente rischia di portare diritti a nuove elezioni. Insomma, un macello completo, dal quale potranno trarre vantaggio i pro-UE e la Unione Europea, che ora si troverà a contrattare con un governo inglese debole, anzi debolissimo. Il che permetterà agli euroburocrati di alzare la posta dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE, spaventando gli inglesi e paralizzandone l’uscita fast.

Pure peggio, dietro l’angolo c’è anche il concreto rischio di un nuovo referendum sulla brexit. Corbyn, benché anti UE, potrebbe usarlo per tentare di rafforzare il propria leadership nel Labour e per danneggiare ancor più i conservatori, che qualora il referendum si tenesse e decretasse la vittoria di un ipotetico remain farebbe crollare i tories nei sondaggi e darebbe nuova forza vitale, non solo ai laburisti moderati (e pro UE), ma anche alle élite globaliste e mondialiste che non hanno ben visto la decisione del Regno Unito di affrancarsi dalla piovra eurotedesca.

Ma è anche vero che molto è cambiato da quando si è tenuto il referendum sulla brexit indetto da Cameron. Oggi, è indiscutibile che l’Europa dalla quale gli inglesi cercano di fuggire sia un’Europa dominata dai tedeschi; soprattutto dopo la “rottura” della Merkel con Trump e la chiamata singolare a un patriottismo (inesistente) europeo della cancelliera. Chiamata piuttosto “sinistra” che credo abbia messo gli inglesi sull’avviso…

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© Foto di By YouTube/RevolutionBahrainMC [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons
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